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Ilva e Atp, i “giorni caldi” sul fronte della trattativa sindacale

Tregua "armata" per Ilva e "venti di guerra" per Atp

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Genova. Tregua “armata” per Ilva e “venti di guerra” per Atp. La settimana, sul fronte sindacale, si apre nel segno della tensione. Primo appuntamento in Prefettura, con la riunione del Collegio di vigilanza sull’accordo di programma a cui parteciperanno i commissari dell’Ilva, le istituzioni locali e un rappresentante del Governo.

Il nodo resta quello del rispetto dell’accordo di programma, sancito nel 2005 a fronte della chiusura dell’area a caldo, che garantisce continuità occupazionale e retributiva per i 1650 lavoratori dello stabilimento genova. Attualmente sono 750 i dipendenti in contratto di solidarietà che, con l’applicazione delle norme sul “Jobs Act”, vedono scendere la loro retribuzione dal 70 % al 60 % del salario.

Per ora “sul piatto” c’è un emendamento che permette di mantenere l’integrazione al reddito per 6 mesi ma a una parte dei sindacati, Fiom e Fialms questo non basta. “Andremo alla trattativa chiedendo il rispetto dell’accordo di programma che significa investimenti per rilanciare la banda stagnata e la tutela del salario attraverso i lavoro di pubblica utilita’ visto che non chiediamo assistenza, ma lavoro”. Riassume Armando Palombo della rsu Fiom dell’Ilva che ricorda come, in concomitanza con l’incontro si terrà un presidio davanti allo stabilimento con i lavoratori pronti a riprendere la protesta.

E poi la vicenda Atp che rischia di esplodere definitivamente. Nelle prossime ore si terrà l’attivo dei delegati che, all’ordin del giorno, ha anche la decisione su “iniziative straordinarie di protesta”. La rottura del tavolo di trattativa con la Citta’ metropolitana sul ripristino dell’integrativo aziendale ha infatti acceso gli animi tanto che qualcuno parla, a mezza voce, anche di “sciopero selvaggio”. Si vedrà nel prossimo ore, anche in questo caso, se a prevalere sarà la linea dura o se si tenterà la mediazione.