I dati

Genova, un ubriaco al volante su tre provoca un incidente. Il procuratore Cozzi: “Serve coscienza diffusa su pericolosità sociale”

Denunce in lieve diminuzione e giovanissimi più attenti dei trentenni, ma per il procuratore capo servono più controlli e maggiore consapevolezza

Genova. Il procuratore capo di Genova Franco Cozzi lo definisce un “uovo di Colombo”, ma i dati inviati alla Procura di Genova dalle varie forze di polizia circa il rapporto tra la guida in stato di ebbrezza e gli incidenti stradali parlano chiaro: chi guida sotto l’effetto di sostanze alcoliche in un caso su tre provoca anche un incidente stradale e di questi incidenti sono responsabili nei due terzi dei casi quelli che hanno bevuto di più. I dati che fanno riferimento alle denunce degli ultimi tre anni che hanno avuto un seguito penale (complessivamente 2437 nella provincia di Genova) parlano di una lieve diminuzione dei casi, visto che le denunce sono scese da 876 nel 2013 a 712 nel 2015.

Ad essere fermati al volante dopo aver bevuto troppo sono sopratutto i guidatori di età compresa tra 31 e 40 anni (709), più dei giovanissimi (449 per gli under 25), degli under 30 (366) e anche degli over 40 (507 per chi ha meno di 50 anni e 406 per gli ultracinquantenni). Gli incidenti stradali in questi tre anni sono stati 719 di cui oltre la metà di notte e di cui i due terzi (428) provocati da guidatori con tasso alcolemico molto elevato, superiore a 1,50 g/l. Per quanto riguarda neopatentati e giovanissimi le denunce per guida in stato d’ebbrezza sono state 189 nel triennio.

“I dati – spiega il procuratore capo Cozzi – confermano quanto bere poco o tanto e poi mettersi alla guida rappresenti un comportamento pericoloso. Considerando il totale degli incidenti stradali è verosimile dire che quasi la metà degli incidenti è collegato all’abuso di sostanze alcoliche. Per fortuna tra i più giovani sembra nascere una maggior consapevolezza, ma occorre che i controlli siano ancora più efficaci. Non è compito della Procura tutelare l’etica o la salute pubblica e condannare il consumo di sostanze alcoliche in se stesso, ma occorre che si formi una coscienza diffusa circa la pericolosità sociale di chi beve e poi si mette al volante”.

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