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G8, i giudici genovesi all’ex questore Colucci: “Gli articoli stampa sono diritto di cronaca”

Processo d'appello bis rinviato al 24 maggio in attesa della pronuncia della Cassazione. Il reato è comunque prescritto

Genova. Per la Corte di appello di Genova presso cui questa mattina si sarebbe dovuto svolgere il processo d’appello bis per l’ex questore di Genova Francesco Colucci, “ gli articoli di stampa rientrano nel diritto/dovere di cronaca costituzionalmente tutelato”. I giudici genovesi, pur dovendo trasmettere alla Cassazione la richiesta di ‘rimessione’ del processo ad altra sede a causa di “gravi situazioni locali tali da turbare lo svolgimento del processo” , rispondono così anche nel merito all’ex questore. Colucci, condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 8 mesi per falsa testimonianza per le dichiarazioni rilasciate nell’ambito del processo sui fatti della scuola Diaz (sentenza annullata con rinvio dalla Cassazione il 6 novembre 2014 e reato dichiarato prescritto qualche giorno dopo), dice fra l’altro di aver rinunciato “perfino a difendersi evitando di partecipare alle udienze del processo a suo carico” per non dover subire “aggressioni a mezzo stampa”.

L’ex questore, oggi in pensione dopo essere stato nominato prefetto, accusa i giudici che lo condannarono, in particolare quelli di secondo grado dicendo che l’attenzione dei media sarebbe stata “tale da impedire agli organi giudicanti nel loro complesso di essere imparziali forse temendo le urla di ‘vergogna’ come era accaduto ai giudici del tribunale di Genova” che nel processo di primo grado per la Diaz avevano assolto i vertici della polizia.

L’ex capo della questura genovese cita a sostegno della sua tesi anche un’intervista rilasciata alcuni giorni fa da una delle vittime della Diaz, dove viene fatto un appello nei confronti di coloro che erano a Genova nel 2001 per una mobilitazione contro il presunto raduno dell’ultradestra che si dovrebbe tenere a Genova questa primavera.

In una simile situazione locale – scrive Colucci – lo scrivente non è libero di autodeterminarsi e men che mai può sperare che lo siano i giudici”. I giudici genovesi hanno rinviato il processo al prossimo 24 maggio confidando che nel frattempo la Suprema Corte si sarà espressa sulla richiesta dell’imputato. Essendo comunque il reato prescritto un eventuale conferma delle condanna avrà valore solo ai fini del risarcimento del danno delle parti civili.

Il processo

Cinque secondo i giudici di secondo grado, che avevano accolto la tesi sostenuta dal procuratore generale Enrico Zucca, i punti su cui l’ex questore avrebbe ritrattato in aula nel corso del processo per le violenze alla scuola Diaz sue precedenti dichiarazioni per “per aiutare i colleghi che sono inquisiti là, a Genova” come emerse da un’intercettazione tra Colucci e Spartaco Mortola, imputato e ora condannato in via definitiva a 3 anni e 8 mesi di reclusione per i fatti della Diaz.

Uno riguarda l’invio alla Diaz dell’ex capo dell’ufficio stampa della Polizia Roberto Sgalla: Colucci avrebbe ritrattato la dichiarazione resa al pm durante le indagini preliminari sulla circostanza che Sgalla era stato mandato alla Diaz su ordine dell’allora capo della polizia De Gennaro mentre, durante il processo, aveva negato questa circostanza.

Il secondo punto riguarda la presenza alla Diaz dell’ex vice questore di Bologna Giovanni Murgolo, archiviato e mai finito a processo. Nella sua testimonianza del 3 maggio 2007 Colucci, sorprendendo probabilmente un po’ tutto, lo definì il “coordinatore” del blitz alla Diaz, circostanza mai avvalorata da altri testi e nemmeno dagli imputati perché alla Diaz, come è emerso chiaramente dai processi, non c’era alcun comandante o coordinatore ma ciascun reparto faceva riferimento ai propri vertici presenti in loco (la Digos all’Ucigos con Luperi, le squadre mobili allo Sco con Gratteri e Caldarozzi, il reparto mobile a Canterini) e Murgolo (inviato alla Diaz dall’allora vice capo della polizia Ansoino Andreassi) era l’unico a non aver nessun reparto a cui dare ordini.

La terza circostanza riguarda la telefonata intercorsa tra Mortola e il rappresentante del Gsf Stefano Kovac che avrebbe detto che il Gsf non poteva escludere che nella scuola ci fossero dei black bloc: Colucci aveva sempre affermato di non aver sentito la telefonata ma che Mortola gli riferì questo fatto. Durante il processo l’ex questore disse invece di aver sentito in diretta la telefonata con l’ex capo della Digos di Genova che ripeteva le parole di Kovac.

Gli ultimi due punti riguardano le pressioni ricevute da Roma e l’irruzione alla Pascoli (sede del media center del Genoa social forum), in un primo tempo considerata “un’operazione di messa in sicurezza” mentre in udienza fu definita invece un errore.

La Cassazione però con sentenza del 6 novembre 2014 ha annullato con rinvio la condanna in secondo grado per questioni procedurali relative all’ingresso di nuove prove.

Per induzione alla falsa testimonianza era finito a processo lo stesso Capo della Polizia Gianni De Gennaro, condannato in appello (insieme sempre a Spartaco Mortola) e assolto poi in Cassazione perché secondo la Suprema Corte il fatto non sarebbe stato rilevante.