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Folla di militanti e bandiere rosse alla Sala chiamata per i cinquant’anni di Lotta Comunista fotogallery

Da Grondona a Palombo, da Troccoli a Manganaro (che però non è nel partito): c'è quasi tutta la Fiom. Il giovane delegato dell'Ilva: "lottiamo con serietà, realismo e disciplina"

Genova. E’ strapiena e “rossa” più che mai la sala chiamata al porto tanto che gli ultimi arrivati sono costretti ad accontentarsi della seconda sala dotata di un grande monitor per poter seguire gli interventi. Fuori è tutto un sventolare di bandiere e drappi rossi per il convegno che saluta il giro di boa di Lotta Comunista, e del suo giornale che oggi come 50 anni fa viene ‘diffuso’ da volenterosi militanti per le strade e sopratutto nelle case.

Tra la folla accorsa per il grande evento tanti anziani ma altrettanti giovani: “E’ una storia che unisce ormai quattro generazioni” racconta Pietro Ferrazza. Arrivano da Savona, Torino, Roma ma sono soprattutto genovesi. Tra loro si riconoscono tanti della ‘prima linea’ degli operai Fiom scesi in piazza nelle tre giornate dell’Ilva. Hanno lasciato a casa felpe e caschetti per indossare giacca e cravatta perché il partito richiede anche questo per distinguersi da “gruppettari” e “movimentasti vari.

La missione d’altronde non è da poco e in attesa della rivoluzione, nonostante il linguaggio appaia a molti un po’ anacronistico, ancora oggi a Genova Lotta Comunista è l’unico partito che conta davvero nelle fabbriche. Da Ansaldo a Fincantieri, dal porto all’Ilva appunto tramite la Cgil e soprattutto la Fiom. Al tavolo ci sono l’ex segretario storico dei metalmeccanici genovesi Franco Grondona, e c’è il coordinatore Fiom dell’Ilva Armando Palombo che ha guidato i tre giorni di lotta. C’è Giulio Troccoli di Fincantieri e a sorpresa arriva anche l’attuale segretario della Fiom Bruno Manganaro: “Io non sono di lotta comunista – ricorda lui – ma visto che oggi un quotidiano nazionale ha scritto il contrario non volevo deluderlo”.

Ad intervenire per primo è il console della Culmv Antonio Benvenuti che porta fra l’altro la solidarietà dei lavoratori del porto a quelli dell’Ilva, raccogliendo un grande applauso. Poi è la volta proprio di un giovane delegato dell’Ilva che ricorda la ristrutturazione delle fabbriche in Europa come a Genova e parla della lotta in corso, affrontata con “serietà, realismo e disciplina”. “Anche in condizioni difficili è possibile una difesa di classe – dice – sappiamo che c’è molto da fare e sappiamo che si può fare”.