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Alluvione Genova, il volontario-consigliere allunga la sfilata dei “non ricordo”

Genova. “Nella riunione del pomeriggio del 3 novembre in cui fu deciso di tenere aperte le scuole nessuno fece opposizione. Io mi limitai a chiedere se in caso di peggioramento delle condizioni meteo i ragazzi sarebbero stati tenuti all’interno degli edifici e mi fu assicurato che sarebbe stato così”. Alessio Conti, volontario del Gruppo Genova, il sistema di volontariato di protezione civile gestito dal Comune, ha spiegato che ci fu una “discussione” prima della decisione di tenere aperte le scuole ma nessuno intervenne per dire che era meglio chiuderle “anche perché era emerso che la situazione meteo sarebbe peggiorata a partire dalla metà della mattina”.

Conti, chiamato come teste a difesa di Gianfranco Delponte, imputato di disastro, omicidio colposo e falso per l’esondazione del Fereggiano del 4 novembre 2011 insieme ad altri due dirigenti comunali, all’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi e all’ex assessore Francesco Scidone dalle 8 del mattino al tardo pomeriggio si trovava nella sala del Coc insieme a Roberto Gabutti, accusato invece di calunnia per aver detto il falso sulla presenza del volontario Andrea Mangini sul Fereggiano,con il compito di coordinare il lavoro dei volontari.

“Mi sono allontanato solo dalle 9 alle 11.30 per accompagnare con un nostro mezzo un geometra del Comune a fare un sopralluogo a Voltri per una frana” ha raccontato Conti che tuttavia non ricorda chi ha accompagnato, così come non ricorda con certezza quasi nient’altro, facendosi più volte riprendere dal giudice per l’imprecisione nelle risposte. “Ad un certo punto nella sala venne detto che aveva chiamato Mangini che disse che i volontari erano stati quasi travolti dalla piena o prima di arrivare sul Fereggiano o forse dopo”. Nessun ricordo circa l’alterco tra Scidone a Gabutti, che sedeva proprio al suo fianco, a proposito della presenza del volontario Mangini sul Fereggiano, né il teste riesce collocare il momento in cui al Coc arrivò il sindaco Marta Vincenzi. Ricorda che “ci fu almeno una riunione ristretta con il sindaco” ma non ricorda quando né chi vi partecipò.

Nella decisione di tenere le scuole aperte vi fu anche la preoccupazione per le conseguenze mediatiche se poi non fosse successo nulla e le scuole fossero state chiuse? “Certamente si è parlato anche di quello, non ricordo chi lo sollevò, ma da politico – ha spiegato il teste, che è consigliere municipale del Pd in Valpolcevera – posso dire che occorre valutare anche quello e soprattutto l’impatto sulla cittadinanza”.