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Alluvione 2011, l’insegnante del Montale scarica sui genitori: “Ragazzi fatti uscire perché volevano venirli a prendere”

Sentita anche Gabriella Minervini sui lavori fatti sul Fereggiano e terminati nel 2010. Ad approvare le opere il commissario straordinario Claudio Burlando che sarà citato come teste.

Genova. “Dalle 10 in poi i genitori dei ragazzi avevano cominciato a venire a scuola chiedendo se potevano prendere i loro figli e alcuni ci telefonavano per la stessa ragione. Per questo il preside, che era fuori sede, ci autorizzò a dire ai ragazzi di contattare i genitori e, nel caso questi ultimi fossero venuti a scuola avremmo autorizzato l’uscita anticipata”. A parlare è Alessandra Semino, docente dell’istituto Montale e fiduciaria in sostituzione del preside della succursale di via del Castoro, che si trova vicino a via Moresco sul Bisagno, la scuola dove studiava Danilo Costa, fratello di Serena, la giovane morta, insieme ad altre 5 persone fra cui due bimbe, nell’esondazione del torrente Fereggiano il 4 novembre 2011.

Di fronte a chi accusa (moralmente, perché nessuno dei presidi o degli insegnanti è indagato) le scuole di aver fatto uscire gli alunni per poter chiudere gli edifici e andare a casa, replica che sono stati i genitori a far pressione: “Infatti – dice la teste – i ragazzi i cui genitori non avevano la disponibilità di recuperarli sono rimasti nell’istituto e poi, sempre dopo aver concordato lo spostamento con il preside, abbiamo deciso di portarli nella adiacente caserma dei carabinieri dove sono rimaste due mie colleghe fino alle 17.30”.

Certo fa rabbrividire che la succursale del Montale, che ha le aule ai piani terzo, quarto e quinto di un edificio che non è stano nemmeno allagato, abbia deciso di far uscire i ragazzi (seppur accompagnati da un adulto) mentre fuori pioveva a dirotto, e di spostare gli altri facendoli comunque scendere al piano terra quando erano più sicuri ai piani alti, ma non è questo l’oggetto del processo odierno che vede indagati invece per omicidio colposo, disastro colposo e falso l’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi, l’ex assessore comunale alla Protezione civile Francesco Scidone e tre dirigenti comunali fra l’altro per aver lasciato aperte le scuole in quella sciagurata mattina.

“Nessuno ci ha avvertito formalmente di come avremmo dovuto comportarci in caso di alluvione – ripete la teste più volte – non so nemmeno se ci è stato mandato un fax con l’allerta o se lo abbiamo saputo dai media, ma certamente nessuno ci ha dato indicazioni”.

Probabilmente, ma il giudice si è riservato, a testimoniare al processo saranno chiamati anche la responsabile della sicurezza della scuola e il preside Gianni Vallebona, che ha oblazionato una multa per la violazione del piano di sicurezza della scuola che non prevedeva norme specifiche in caso di esondazione.

Ma sono stati i genitori a chiedere di far uscire i ragazzi o è stata la scuola a suggerire quest’opzione? Difficile rispondere con certezza. Resta l’sms con cui Danilo Costa scrivere ai genitori alle 11.49: “Qui ci dicono che se venite a prenderci possiamo andare a casa. Cosa facciamo?”. Andò Serena a prenderlo, ma con il fratello quando erano in via Fereggiano furono travolti dalla massa di acqua e detriti del torrente esondato. Danilo per fortuna riuscì a salvarsi soccorso da un passante, ma per Serena non ci fu nulla da fare.

Nell’udienza di oggi è stata sentita come teste Gabriella Minervini, indagata per l’alluvione del 2014 come dirigente della Protezione civile, nel 2011 era direttore del dipartimento Ambiente della Regione Liguria. Minervini ha ricordato che nel 2007 aveva espresso delle riserve sugli interventi che sono stati realizzati sul Fereggiano. Gli interventi, realizzati con i fondi della protezione civile nazionale per le emergenze per i quali era stato nominato commissario straordinario Claudio Burlando, essendo realizzato a monte della foce del torrente (a monte e a valle di largo Merlo) non avrebbero diminuito il rischio idrogeologico ma anzi, secondo il parere della stessa Regione, potevano essere peggiorativi. Questa la tesi delle difese alle quali le parti civili hanno obiettato come l’amministrazione comunale, coinvolta nella realizzazione delle opere, ben sapeva che non sarebbero state risolutive. Proprio l’ex governatore della Liguria Burlando dovrebbe essere citato come teste in una delle prossime udienze.