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Partito unico o Rete? La sinistra genovese stretta tra il ‘contenitore’ e l’urgenza dei contenuti

Rilanciato da Sergio Cofferati anima anche la sinistra genovese dove si interseca con l’esperienza di Rete a sinistra, ma anche, inevitabilmente, con le prossime amministrative

Genova. Partito o federazione? Il dibattito sul futuro della sinistra rilanciato questa mattina da Sergio Cofferati sulle pagine del Manifesto anima anche la sinistra genovese dove si interseca da un lato con l’esperienza di Rete a sinistra, dall’altro, inevitabilmente, con le prossime amministrative. Cofferati, che a novembre è stato firmatario di un documento condiviso anche da Civati, Ferrero Sel e alcuni ex Pd come Fassina, ha rilanciato la necessità di intraprendere un percorso che porti a un nuovo partito che unisca tutta la sinistra con lo scioglimento degli attuali partiti da Sel a Rifondazione.

Dopo una settimana tuttavia il balzo in avanti di Fassina che insieme a Sel ha costituito il gruppo parlamentare Sinistra Italiana non è piaciuto a Civati né a Ferrero, che per ora ne restano fuori. A Genova in tutto questo, funziona invece e prosegue in suo percorso l’esperienza di Rete a sinistra che tiene insieme quasi tutti e ha portato alla costituzione di un intergruppo a Tursi e di gruppi in diversi municipi.

“Sinistra italiana non è un soggetto politico ma un gruppo parlamentare – spiega Massimiliano Milone coordinatore di Sel a Genova – mentre Rete a sinistra sta diventando un contenitore di un percorso costituente di quello che speriamo possa diventare un unico partito di sinistra. Noi crediamo nel partito perché le federazioni mi sembra abbiamo fatto il loro tempo”.

Di diverso avviso l’esponente di Possibile (e consigliere comunale del Gruppo misto e dell’intergruppo Rete a sinistra) Gianpaolo Malatesta: “Non possiamo pensare di costruire un partito che altro non sia che l’unione di oligarchie partitiche preesistenti. Occorre tornare a dare centralità alle persone, alla passione politica e al territorio con un modello di partecipazione della basso che coinvolga davvero i cittadini. Fare un partito e dire ai cittadini che devono votarci perché siamo di sinistra non basta più”. E tra federazione e partito per ora “preferisco l’esperienza di Rete a sinistra che anche negli intergruppo sta funzionando abbastanza bene”.

Intergruppo da cui continua a restare fuori il consigliere della FdS Antonio Bruno che definisce “un po’ un teatro dell’assurdo il ragionamento di Cofferati che dice che occorre sostenere Pisapia, Zedda e Doria, che però dicono che la sinistra deve stare con il Pd”. Rispetto all’ipotesi del partito unico “sembra riproporre un po’ un modello novecentesco mentre in Europa le esperienza, da Siryza a Podemos vanno in un’altra direzione”. Poi Bruno propone una questione di fondo: “Il dibattito a livello nazionale è scollegato dai temi concreti, dalle grandi opere alle privatizzazioni e lo stesso riguarda il dibattito a livello locale”. Rispetto al sostegno a Doria, per tutti è “prematuro” parlare di una ricandidatura. “Prima occorre valutare il lavoro che sarà fatto da qui alla fine del mandato – dice Milone – è chiaro che Doria resta il nostro interlocutore privilegiato perché nel 2012 ha rappresentato una vera rottura rispetto al Pd”.

Per Malatesta “le elezioni si vincono sulla speranza di mettere in campo delle soluzioni per i cittadini e se non siamo in grado di dare questo messaggio per come avremo governato allora non faremo nemmeno un favore a Doria a spingere perché si ricandidi. Dobbiamo partire dall’analisi degli obiettivi raggiunti, che potrebbe anche essere un’occasione di una maggior coesione tra di noi”.

Per la consigliera della Lista Doria Clizia Nicolella “non è tanto la conformazione politica del nuovo soggetto ma la necessità di un’idea politica alternativa che risponda alla crisi economica e ai cambiamenti della società. E in questo ciclo amministrativo alcuni temi non sono stati affrontati nel modo giusto. Basti pensare ad Amt dove il centro di interesse è sempre stato l’azienda e non il trasporto come diritto, o alle risposte che l’innovazione tecnologica potrebbe dare al lavoro. Non mi appassiona il dibattito sul soggetto politico ma penso che Cofferati quando parla della necessità di un partito pensi soprattutto alla necessità di una politica che arrivi a tutti i livello e che possa collegati i territori a quanto accade a Roma o in Europa, cosa che come liste civiche e movimento non siamo stati in grado di fare”.