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Gaslini, presidio dei ricercatori precari: “Chiediamo stabilità occupazionale”

Da mesi il sindacato propone a tutti i livelli la situazione di questi scienziati precari: oltre 150 lavoratori con diverse professionalità

Genova. Presidio dei ricercatori precari del Gaslini questa mattina davanti all’Istituto. Il 30 settembre scorso, il nuovo Consiglio di Amministrazione, grazie alle iniziative di Nidil Cgil, aveva sospeso la delibera 105 del precedente cda secondo la quale entro giugno 2016, gli oltre 150 ricercatori precari dell’ospedale, con una media di 10-15 anni di precariato alle spalle, sarebbero stati messi fuori dall’Istituto. I presupposti sembravano fare bene sperare.

“Invece, il 3 dicembre davanti alla Commissione Sanità della Regione – spiega Laura Tosetti, segretario generale di Nidil-Cgil Genova – una nota presentata dalla dirigenza dell’Istituto ha riportato indietro la vertenza: ancora una volta abbiamo assistito allo sterile rimbalzo di responsabilità tra Regione, Governo e Istituto. La riunione della commissione era giunta dopo il voto con cui il Consiglio regionale respingeva una mozione della minoranza con cui si chiedeva la stabilizzazione dei precari. Un voto – che ha visto compatto il centrodestra – arrivato dopo un presidio di undici ore della sala consiliare da parte dei lavoratori precari del Gaslini”.

Da mesi il sindacato propone a tutti i livelli la situazione di questi scienziati precari: oltre 150 lavoratori con diverse professionalità (biologi, biotecnologi, tecnici, chimici, medici e data manager) che lavorano prevalentemente nel settore della ricerca sanitaria traslazionale, cioè nell’applicazione dei risultati sperimentali – in particolare in oncologia – alla medicina applicata. Lavoratori dotati di elevata professionalità e un alto grado di specializzazione. Da loro passano ricerche innovative e arrivano importanti risultati per la scienza.

“La condizione di lavoro di queste persone, di questi ricercatori e scienziati, è rimasta umiliante, priva di sicurezze e incide sulla loro vita personale. Nonostante le tante promesse non mantenute e le attestazioni di solidarietà (di fatto solo formali) da parte di amministratori e politici, la vicenda non trova uno sbocco, nonostante la questione abbia raggiunto tutti i livelli territoriali e nazionali, anche a livello ministeriale”, conclude Tosetti.