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Ansaldo, Zampini: “Nuove aree entro un mese o andiamo altrove”

per l'ad di Ansaldo: "L'assegnazione deve avvenire tramite un patto territoriale d'area, troppo lunghi i tempi per la modifica dell'accordo di programma"

Genova. “L’area di Cornigliano, ex Ilva, è l’ideale per noi, sarebbe un braccio di prolungamento di Ansaldo visto che la produzione avverrebbe nello stabilimento e ci serve un capannone per l’assemblaggio ma nel giro di un mese, al massimo entro metà gennaio, devo sapere se posso avere quell’assegnazione o meno”. Lo ha detto l’ad di Ansaldo Energia Giuseppe Zampini margine del convegno Top 500 realizzato da Repubblica Genova che ha presentato una ricerca di Pwc sulle imprese più performanti della Liguria, a proposito della richiesta di nuove aree con sbocco sul mare avanzata dall’azienda genovese del gruppo Finmeccanica dopo l’accordo con Alstom per la realizzazione di nuove maxi turbine.

“Le istituzioni locali e centrali stanno dando una mano alla risoluzione del problema – ha aggiunto Zampini – pero’, come ho già spiegato al sindacato, noi chiediamo che l’assegnazione avvenga tramite un patto territoriale d’area perché i tempi di modifica dell’accordo di programma sull’Ilva di Cornigliano non sono compatibili con le nostre esigenze”.

Intanto a livello nazionale la situazione per il gruppo è sempre più complicata. “Quello che si preannuncia per l’Ilva è un futuro difficile perché se la situazione era già difficile prima di questa sentenza oggi mancano mancano i fondi per la realizzazione dell’Aia” ha detto il presidente di Federacciai Antonio Gozzi a proposito della situazione del gruppo siderurgico dopo la sentenza delle autorità svizzere che hanno negato il rientro di un miliardo e duecento milioni sequestrati alla famiglia Riva dal Tribunale di Milano.

Secondo il presidente dei siderurgici questo non significa che la vendita dell’Ilva ai privati sia più vicina: “Non so quale privato possa avvicinarsi ad una situazione di questo tipo, certamente gli italiani rischiano di non farcela ma c’è il rischio che neanche gli operatori internazionali siano in grado di intervenire”. Indispensabile secondo Gozzi intervento del Governo che “deve anzitutto definire la dimensione del problema che non è di centinaia di milioni ma di miliardi. E’ un problema da legge finanziaria ed è un problema da discutere in Europa perché un intervento dello stato sull’Ilva può essere fatto solo se l’Europa l’autorizza e quindi è una partita estremamente complicata”.

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