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Sì al blueprint

“Siblueprint”, un comitato per difendere il progetto Piano

Renzo Piano dona il Blue print a Comune, Regione e autorità portuale

Genova. Le istituzioni, con il presidente dell’autorità portuale, Luigi Merlo e l’assessore allo sviluppo economico del Comune, Emanuele Piazza, la politica, gli imprenditori, ma anche alcune sorprese come Davide Viziano, che è socio proprio dello Yacht Club di Genova ma ha dato la sua adesione al comitato, e ancora i sindacati, le categorie economiche e anche la chiesa, presente con il responsabile dei cappellani del lavoro.

Sono molteplici le anime del comitato “siblueprint” che si è riunito, per la prima volta, al Bi.bi Service di Genova per lanciare un appello a favore della realizzazione del progetto, che è a rischio dopo che il 15 ottobre i circoli nautici, capitanati dallo yacht club, hanno fatto ricorso al Tar chiedendo il rinnovo delle concessioni per l’area che oggi occupano. “Mi auguro ci sia una forte mobilitazione a favore del Blue Print affinché si difenda la crescita del porto di Genova”. Dice il presidente dell’Autorità portuale genovese Luigi Merlo. “Sono contento di finire il mio mandato con un comitato per il sì- spiega Merlo- perché il Blue Print è un segnale importante e questa città ha bisogno di un’inversione di tendenza. Tutto avrei pensato fuorché ci fossero delle reazioni negative al progetto, anche se sono limitate”.

Merlo sottolinea che “l’affresco di Renzo Piano è nato dal confronto e da un lungo lavoro durato alcuni mesi” e attacca il progetto alternativo presentato dai circoli che “non ha il collegamento tra Fiera e Porto Antico, il cuore dell’affresco di Piano, e riduce lo spazio all’area delle riparazioni navali”. Preoccupazione da parte dei sindacati, il segretario della Camera del Lavoro, Ivano Bosco, chiede però che ci sia attenzione anche alla “qualità del lavoro”, così come dagli imprenditori.

“Stare fermi vuol dire tornare indietro. Senza il Blue Print- dice Ferdinando Garre, amministratore delegato del terminal San Giorgio- non si sviluppa certo la realtà delle riparazioni navali. Sicuramente sarà difficile poter crescere e sviluppare la nostra attività. Su altri territori come Marsiglia ci sono infrastrutture diverse che ci permettono di affrontare i cambiamenti del mercato”. Insomma una discussione ampia che si chiude con l’appello alle istituzioni ma anche a tutti i genovesi perché, “La nostra città ha bisogno di una visione – recita il testo dell’appello – senza la quale non può esserci futuro”

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