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Cronaca

Selex, metalmeccanici Fiom in piazza: “Con nuova ‘One company’ posti di lavoro a rischio”

In tanti in corteo nonostante il freddo per le vie di Sestri: "Vogliamo garanzie"

Genova. Protesta dei metalmeccanici della Cgil questa mattina a Genova con due ore di sciopero davanti alla sede di Selex Es che dal primo gennaio 2016 diventerà una delle divisioni della nuova ‘One company’ voluta dall’ad Mauro Moretti. Diverse centinaia i lavoratori che hanno presidiato i cancelli dell’azienda di elettronica che formalmente ‘scomparirà’ tra poco più di un mese dando poi vita a un corteo con blocco della rotonda di Sestri.

La trasformazione (che tra fusioni e scissioni parziali coinvolge, oltre alla genovese Selex, Alenia, Agusta, Wass e Oto Melara) ha lo scopo di razionalizzare il gruppo, ma la riorganizzazione non fornisce sufficienti garanzie per i dipendenti. O, almeno per la Fiom che, a differenza di Fim e Uilm, non ha firmato la preintesa con l’azienda.

Così mentre a Roma procede il tavolo della trattativa sul nuovo contratto unico che sarà applicato in tutte le aziende, vanno parallelamente avanti le proteste: “A un mese dalla nuova società ancora non ci è stato spiegato quale sarà il futuro di Selex – spiega Enzo Russo, Fiom Cgil Genova – e alla richiesta della Fiom di approfondimenti circa gli esuberi che saranno effettuati per evitare sovrapposizioni a cominciare dai reparti commerciali. Abbiamo chiesto che fossero garantite soluzioni non traumatica e Finmeccanica ha risposto che non può fornire questo tipo di garanzie”.

All’incertezza per i dipendenti diretti si aggiunge la situazione dei lavoratori dell’indotto: “Solo qui a Genova sono centinaia i lavoratori coinvolti – dice Russo – che piano piano sotto silenzio vengono lasciati a casa. Una situazione inaccettabile che a livello nazionale coinvolge 100 mila persone”.

C’è preoccupazione anche rispetto al nuovo contratto: “E’ evidente che l’intenzione di Finmeccanica è quello di dare meno soldi e condizioni di lavoro peggiori. Anche per questo siamo qui a far sentire la nostra voce”. Fim e Uilm invece in un comunicato diramato dalle segreterie nazionali hanno spiegato che “il testo sottoscritto non rappresenta nessun pre-accordo né tantomeno l’autorizzazione all’azienda a procedere a licenziamenti”.

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