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Il Festival della Scienza saluta i suoi 180 mila visitatori: dopo l’ Equilibrio in arrivo i Segni

Arata: "Il momento più emozionante? L'incontro con Samantha Cristoforetti"

Genova. 180mila visitatori, in undici giorni, 398 relatori, 52 location su tutta la città, 27mila visite a Palazzo Ducale, solo per mostre e laboratori, 17mila in Piazza delle Feste, trasformata in una vera e propria cittadella della Scienza,10mila visite ai soli Magazzini del Cotone, al Porto Antico. E, ancora, 1883 articoli pubblicati, +450 rispetto al 2014, oltre ad articoli in rete, post sui blog, gallery fotografiche e video online, 95 servizi radio e tv in onda su testate locali e nazionali e oltre 65mila visitatori unici al sito ufficiale, 90 mila utenti dall’Italia e 10 mila dall’estero sulla pagina Facebook oltre ai follower su Twitter, cresciuti da 5000 a 7000.

Sono questi i numeri della tredicesima edizione del Festival della Scienza, che dal 22 ottobre al primo novembre ha animato Genova nel segno dell’Equilibrio e che hanno trasformato la città in capitale internazionale della scienza, quest’anno in particolare, con l’adozione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite in qualità di ospite d’onore. “Il Festival ha ormai il carattere e la missione di servizio pubblico – spiega la presidente del Festival Manuela Arata – un punto di riferimento per informarsi su temi attuali, su cui spesso c’è molta incertezza. Questo è il luogo sempre più globale dove si incrociano le delegazioni provenienti da tutto il mondo: quella dei cinesi, da Shangai e da Pechino. Quella della Turchia, che sarà il Paese ospite l’anno prossimo, quella dal Giappone, ospite nel 2017”.

Ogni evento e’ stato molto importante “ma quello che mi ha emozionato di più – spiega Arata – e’ stato l’incontro con Samantha Cristoforetti, che ha affascinato, commosso e divertito. “Eravamo un’italiana, un russo e un americano – ricorda Arata dell’incontro con @astrosamantha – come in una barzelletta”. Ma a a parte questo evento, che ha avuto un pubblico con code paragonabili a quelle di un concerto rock, la partecipazione a tutti gli eventi, agli spettacoli, ai laboratori, e’ stata altissima.

“Il Festival è un luogo di formazione per eccellenza – ha sottolineato Vittorio Bo, direttore del Festival – e ci fa riflettere sull’attenzione e la qualità del pubblico. Grazie alle conferenze, agli incontri, alle mostre, si crea uno scambio che spinge alla conoscenza, alla condivisione. Alla formazione di un pensiero critico”. Appuntamento, quindi, al prossimo anno quando, molto probabilmente “ne stiamo ancora discutendo”, spiega Vittorio Bo, la parola chiave sarà “Segni”, declinata in tutte le sue sfaccettature, da quelli della matematica al dna.