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Genova, Cgil e Spi: “Basta far cassa sulle pensioni, priorità ai giovani”

Genova. “La riforma Fornero con le sue rigidità e storture ha lasciato troppe ferite aperte: pensionati impoveriti dal blocco della rivalutazione e lavoratori costretti ad andare più tardi in pensione che bloccano l’ingresso al lavoro ai giovani. È quindi ancor più colpevole l’atteggiamento del Governo che dopo aver promesso un intervento per ripristinare la flessibilità nei criteri di accesso alla pensione, ha poi deciso di rinviare le scelte a tempi migliori”, così Federico Vesigna, segretario generale Cgil Liguria ha introdotto questa mattina l’argomento del convegno Cgil e Spi.

“Diamoci un futuro: il patto tra generazioni per garantire la pensione ai giovani”. Per la Cgil cambiare la riforma Fornero non è solo una questione di civiltà, ma è una scelta strategica per il futuro del paese. “Il sistema pensionistico in vigore nell’ultimo ventennio è stato messo a soqquadro – ricorda Bruno Sciaccaluga, segretario Generale Spi Cgil Liguria – per anni la campagna mediatica, volutamente pilotata, ha rappresentato il nostro sistema eccessivamente oneroso ed economicamente insostenibile dipingendo i pensionati come dei privilegiati. Dietro l’odiosa provocazione del ‘dare meno ai nonni e di più ai nipoti’, si è consumata una gigantesca operazione di trasferimento di risorse, dalla previdenza al bilancio dello Stato e si sono colpite le condizioni di vita degli anziani e dei lavoratori, senza dar niente ai nipoti”.

Proprio perché si fa un gran parlare dei giovani senza mai ascoltarli si è ritenuto di partire da una indagine su 800 giovani liguri tra i 18 e i 35 anni, “interrogati” via mail o telefono su cosa sappiano realmente delle questioni previdenziali.

Il quadro emerso e descritto dal professor Luca Sabatini dell’Università di Genova è piuttosto sconsolante. In generale i giovani non pensano molto al futuro pensionistico infatti ben il 60 per cento del campione risponde di “non aver mai fatto un estratto conto previdenziale e di non averci nemmeno mai pensato”. La cosa si complica ulteriormente quando si passa alla domanda sull’ammontare della pensione. Qui il dato è piuttosto allarmante perché il 17 per cento pensa che la pensione sarà uguale allo stipendio, il 31 per cento pensa di avere circa l’80 per cento dello stipendio percepito, il 20 per cento pensa che si arriverà al 60 per cento; solo il 13 per cento è consapevole che la pensione sarà circa il 50 per cento dello stipendio medio percepito. Dalla lettura di questi dati si comprende perché solo il 10 per cento del campione sia iscritto ad un fondo complementare e circa il 90 per cento non pensa di iscriversi in futuro.

Oggi le pensioni si pagano con i contributi di chi lavora; per garantire il futuro del sistema previdenziale pubblico occorre far lavorare i giovani dando la possibilità a chi lavora di andare in pensione prima. “Ma perché il tutto si regga bisogna garantire pensioni dignitose a chi, come i giovani, avranno tutta la vita previdenziale nel ‘contributivo’ e la prospettiva di un lavoro precario e discontinuo. Investire sulle pensioni future dei giovani è la migliore assicurazione per chi oggi è in pensione”, concludono i rappresentanti della Cgil.