Quantcast

Lettera al direttore

Fiera, Uil: “Chi ha un progetto lo tiri fuori”

Genova. Sul caso Fiera ufficialmente non esistono responsabilità: tutto a posto, nulla in ordine. Soci, politica e consiglio di amministrazione si guardano in faccia con grande spaesamento come se la crisi, che in questo momento ricade sulle spalle di lavoratori e cittadini, fosse stata creata dagli alieni. Ingenti risorse sono state impiegate non per sviluppare un contenitore foriero di economia e benessere per il territorio, ma per rispondere a logiche di rappresentazione di potere. La Fiera si può considerare il vaso di terracotta vicino a vasi di ferro.

Giovedì scorso si è riunita a Palazzo Tursi la Commissione in cui si è discusso del futuro del polo fieristico. Le OO.SS sono uscite dal Comune davvero amareggiate poiché non esiste, ad oggi, un chiaro piano industriale che permetta il rilancio di quell’area così preziosa per il comparto turistico ligure. L’incapacità di alcuni soci di programmare un piano di rilancio che garantisca il futuro di quel sito, deriva forse dal fatto che per l’area fieristica qualcuno abbia in mente altri progetti? Quelli almeno realizzabili e non futuristici.

Nel frattempo gli effetti dell’accordo, che ha previsto la decurtazione del salario, pensioni anticipate e ricollocamenti temporanei, ricadono soprattutto sui 42 lavoratori. Occorre ristrutturare il debito e mettere in sicurezza l’azienda salvaguardando l’occupazione.

Chiediamo ancora una volta a Comune, Regione Liguria, Città Metropolitana, Camera di Commercio e Autorità portuale, soci di Fiera di farsi carico, assumendosi le proprie responsabilità, di questa situazione che ormai ha del paradossale poiché non è ancora chiaro se questo contenitore turistico e commerciale abbia ancora una valenza produttiva per il territorio e la sua economia.

Abbiamo chiesto a gran voce all’Autorità portuale di restituire le risorse impiegate da Fiera per allestire le banchine. Nessuna risposta, anzi: l’Autorità portuale, intenta a preparare il saluto per il “buon lavoro” svolto dal presidente Merlo, non si è presentata neanche in Commissione come avrebbe dovuto. Il silenzio è assordante e continua a riecheggiare. Senza un piano che riveda anche gli assetti societari, si rischierebbe di non salvare e rilanciare Fiera. Ad esempio, si potrebbe prendere in considerazione, se ci fosse la disponibilità di alcuni soggetti, come ad esempio la Regione, di finanziare il progetto di rilancio attraverso l’ingresso in Porto Antico SpA con alcune quote. In ballo un comparto, il lavoro dei dipendenti di Fiera, dell’indotto fieristico ma anche l’onore e il futuro di una parte importante del nostro territorio che oggi è allo sbando.

Fabio Servidei, segretario confederale Uil Genova e Liguria