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Crisi

Coopsette, vertice in Regione: “Tavolo per occupare maestranze liguri nei cantieri esistenti e futuri”

cronaca

Genova. Un nuovo capitolo della drammatica crisi del settore edile è stata al centro di un incontro della Fillea Cgil e delle maestranze Coopsette con i capigruppo al quale hanno partecipato il presidente Giovanni Toti, la vicepresidente Sonia Viale, l’assessore all’Urbanistica, Pianificazione territoriale ed Edilizia Marco Scajola e l’assessore alle Infrastrutture, Ambiente e Difesa del suolo Giacomo Giampedrone.

L’incontro è stato coordinato, su delega del presidente Francesco Bruzzone, da Angelo Vaccarezza, capogruppo di Forza Italia. Al termine il Consiglio regionale, con voto unanime, ha approvato un ordine del giorno nel quale il Consiglio regionale “data la rilevanza sociale” della crisi della Coopsette impegna la giunta a coordinarsi con la Regione Emilia Romagna per verificare la possibilità di costruire percorsi virtuali per attenuare l’impatto occupazionale e sociale non escludendo la possibilità di individuare eventuali potenziali acquirenti con il mero interesse di evitare la cessazione ancorché parziale di Coopsette; a costituire un tavolo apposto fra Regione Liguria e organizzazioni sindacali di categoria sulla crisi; a prevedere la possibilità della istituzione di un fondo ad hoc per la copertura dei risparmi sociali dei soci lavoratori; a convocare immediatamente il tavolo Regione –aziende – organizzazioni sindacali di categoria già istituito per affrontare la necessità di occupare quote di maestranze liguri nelle commesse pubbliche sul nostro territorio, sia di quelle in corso che di quelle future riservando una particolare attenzione ai lavoratori di aziende che versano in stato di crisi.

Nel corso dell’incontro i rappresentanti sindacali hanno spiegato che dei 500 addetti della Coopsette 55 sono genovesi. Fra questi 45 sono soci-lavoratori che – analogamente a quanto fatto da altri già in pensione – hanno investito buona parte dei loro risparmi accantonati in una vita di lavoro – mediamente dai 30 ai 60 mila euro – nel capitale sociale dell’azienda, che oggi è in liquidazione coatta amministrativa. Per tutti, pensionati e soci – lavoratori, la prospettiva è quella di perdere i risparmi e di non trovare alcun ammortizzatore sociale. “Siamo disperati”, hanno ribadito più volte nel corso dell’incontro.

La richiesta dei sindacati, accolta dal presidente Toti e recepita nell’ordine del giorno approvato dal Consiglio, è quella di avviare un tavolo di emergenza con la Regione Emilia Romagna (dove operano la maggior parte dei dipendenti e dove ha sede legale la cooperativa), che venga creato un fondo ad hoc per tutelare questi risparmi e che si imponga alle aziende che operano in Liguria di far lavorare manodopera locale soprattutto quella altamente qualificata. Il presidente Toti discuterà della questione in un incontro che avverrà nei prossimi giorni con Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna.

I sindacalisti hanno spiegato che in edilizia la crisi – a differenza di altri settori – sta colpendo in primo luogo le aziende strutturate, che pagano contributi rispettano le norme di sicurezza e hanno il personale in regola. I sindacalisti hanno ribadito che occorre tutelare la manodopera locale e che nei grandi cantieri aperti a Genova (copertura del Bisagno e scolmatore del Fereggiano in particolare) non hanno provocato alcuna assunzione. I sindacalisti hanno denunciato che in qualche caso gli addetti non residenti vengono sostituiti con altri che vivono in Liguria e operano già in altri cantieri, per rispettare l’accordo con le istituzioni in una rotazione a somma zero dal punto di vista occupazionale. “Da quando è stato varato il tavolo di concertazione – hanno detto – sono state assunte solo 5 persone per il nodo ferroviario e 50 per il Terzo valico”.

Sia il presidente Toti che Gianni Pastorino (Rete a sinistra) hanno spiegato però che l’assunzione di maestranze locali può essere frutto di una moral suasion, di una pressione politica, non di un obbligo di legge perché le aziende sono privati che hanno vinto legittimamente delle gare di valenza europea e, vigenti le attuali norme, possono assumere chi vogliono. Anche sulla proposta di creare un fondo ad hoc destinato ai soci della Coopsette il presidente Toti, pur dichiarandosi disponibile ad approfondire sul piano giuridico e sulla disponibilità finanziaria la questione (si è parlato di una cifra di due milioni di euro), ha ricordato che si tratta di fondi che i soci della cooperativa, in qualità di privati, hanno messo a disposizione della cooperativa stessa.

L’assessore e vicepresidente Viale ha detto che la questione va affrontata anche su in “piano ideologico perché il sistema delle cooperative, nato con le migliori intenzioni, successivamente si è snaturato e i lavoratori oggi stanno scontando errori di gestione del passato”. Viale ha aggiunto che la risposta della giunta alla necessità di rilancio dell’edilizia in Liguria è il piano casa. L’assessore alle Infrastrutture, Ambiente e Difesa del suolo Giacomo Giampedrone ha detto che è stata convocata l’azienda che esegue i lavori sul Fereggiano, opera per la quale sono stati stanziati 275 milioni

Raffaella Paita, PD, ha ammonito che non si deve fare una battaglia politica contro le Coop, ha insistito sulla convocazione del tavolo previsto per affrontare la questione edilizia e ha chiesto di abbandonare la logica delle gare al massimo ribasso. Paita ha chiesto chiarezza su alcuni interventi come le opere per il nodo di San Benigno e ha aggiunto che se anche Coopsette ha sede legale in Emilia, molti lavoratori in difficoltà sono genovesi. Giovanni Battista Pastorino (Rete a sinistra) ha affermato che si è di fronte a lavoratori privi di ammortizzatori sociali e che l’approccio non deve essere ideologico. Si deve ottenere che almeno il 30 -40 per cento degli addetti siano scelti fra le maestranze liguri. Alice Salvatore (Movimento 5 Stelle) ha insistito sulla necessità di creare un fondo pubblico per sostenere i lavoratori e i soci danneggiati dal fallimento della cooperativa.