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Il retroscena

Comunali Genova, il Pd “aspetta” Doria ma nel silenzio del diktat si sondano le alternative

Il partito non può 'mollare' il sindaco e viceversa, ma se Doria declinasse il bis ci sarebbe un nome forte per unire la sinistra

La nuova strada di Cornigliano

Genova. L’assemblea provinciale del Pd un paio di settimane fa si è pronunciata in modo chiaro: di candidature per le comunali genovesi del 2017 non se ne parla fino al prossimo settembre. Questo per evitare nuove fratture nel partito ma anche per non indebolire il lavoro dell’amministrazione Doria nella fase più delicata del suo mandato.

Certo è che l’attesa è grande e sarà difficile arrivare alla prossima estate senza nuovi ‘balzi’ in avanti. La palla comunque in questa lunga fase ce l’ha il sindaco Marco Doria: se deciderà di ricandidarsi il Pd genovese non potrà fare a meno di sostenerlo. Questo perché, molto semplicemente, Doria non può pensare di ricandidarsi senza il Pd e il Pd non può e non vuole (quantomeno a Genova) sganciarsi da una coalizione di centro-sinistra. Se l’attuale sindaco deciderà per il bis quindi molto probabilmente non ci saranno nemmeno le primarie rendendo la vita più semplice a quello che è oggi ancora il primo partito cittadino.

La scelta del sindaco
Il nodo Doria lo dovrebbe sciogliere in vista dell’estate. Secondo i bene informati Doria, da persona seria e perbene, deciderà di ricandidarsi non solo se percepirà di avere buone possibilità, ma soprattutto se avrà portato a casa alcuni risultati che oggi considera cruciali per il futuro della città, in primis il tema dei rifiuti e quello del trasporto pubblico locale. Ciò significa per Amiu la realizzazione degli impianti che consentiranno l’apertura di Scarpino 3 e la partnership che consenta la realizzazione del piano industriale, al futuro di Amt (ma anche di Atp) che difficilmente, secondo il sindaco, potranno tirare avanti con il solo apporto delle casse pubbliche.

Le alternative
Se Doria deciderà di non ricandidarsi si riapriranno i giochi e spunteranno candidati da tutte le parti. Ufficialmente nessuno ne parla, ma i vertici del partito genovese, preferirebbero un uomo della società civile che tenga insieme Pd e sinistra e non sia ‘uomo di partito’ visto come è finita alle ultime regionali. Individuare un nome che possa andare bene a tutti è fin troppo facile. Luca Borzani, l’ex assessore alla Cultura di Tursi, ha fatto (e sta facendo) un ottimo lavoro con Palazzo Ducale. E’ uomo colto e intrinsecamente di sinistra, quella sinistra a cui Genova è ancora molto legata e, a detta di molti, metterebbe d’accordo tutti. Borzani ha rifiutato con eleganza la proposta di Rete a sinistra di fare il candidato ‘anti-Paita’ dopo le primarie per le Regionali. Sicuramente non accetterebbe mai alcuna proposta prima della decisione di Doria. Ma poi chissà. La scorsa settimana il commissario del Pd ligure David Ermini, nei suoi incontri per conoscere la città, lo ha conosciuto e ne è rimasto affascinato.

Altro nome che sta circolando è quello di Paolo Momigliano, avvocato, ex presidente di Amiu ed oggi ai vertici di Fondazione Carige, voluto da Doria ma molto vicino al Pd. A proposito di avvocati si è fatto anche il nome di Ariel Dello Strologo, che oltre a fare parte dello stesso studio legale di Momigliano, è oggi presidente della Porto Antico e da poco anche di Fiera di Genova. Due nomi non di partito ma vicini al partito e che forse, per questo, non suscitano troppo entusiasmo.

Anche perché, dentro al Pd, sono in molti a scalpitare, anche se per ora silenziosamente a causa del diktat del partito, nato dopo l’autocandidatura un paio di mesi fa dell’ex segretario regionale Lorenzo Basso. Tra gli aspiranti sembra esserci il consigliere regionale ed ex assessore Pippo Rossetti, che però potrebbe puntare anche a fare il segretario regionale del partito quanto saranno definite le regole dal nuovo statuto. Fare il sindaco non dispiacerebbe nemmeno al presidente del consiglio comunale Giorgio Guerello, deluso dalla mancata candidatura alle scorse regionali. E lo stesso vicesindaco Stefano Bernini probabilmente non direbbe di no nel caso gli venisse chiesto, così come farebbe l’assessore Emanuele Piazza, penultimo arrivato in giunta ma che si è conquistato spazio e visibilità. Fuori da Tursi c’è il filosofo e scrittore Simone Regazzoni: l’ex portavoce di Raffaella Paita in campagna elettorale si sta facendo notare parecchio cercando di imprimere quello che lui chiama “un nuovo dinamismo” all’interno dei Pd e fra gli stessi Renziani ed è promotore di iniziative come quella dei gruppi di lavoro su tematiche che riguardano la città da proporre poi all’amministrazione Doria decise venerdì scorso in un incontro tra i Renziani genovesi.