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La denuncia

Campi nomadi, Rosso e Balleari: “Giunta Doria ‘regala’ 60 mila euro di luce ai rom di Molassana e Bolzaneto”

campo rom nomadi via adamoli

Genova. “La giunta Doria piange miseria a ogni richiesta di qualche famiglia di ‘nuovi poveri’ che fanno parte dei 4 milioni di persone in grave stato di indigenza nel nostro Paese, ma non lesina neppure un centesimo quando c’è da pagare la bolletta della luce ai campi nomadi, che di nomade ormai non hanno proprio più nulla visto che evidentemente sotto la Lanterna hanno trovato il paese del Bengodi dove stazionano in tutta comodità per anni e anni”.

Questo l’amaro commento di Matteo Rosso, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Liguria, e Stefano Balleari, vicepresidente del consiglio comunale di Genova. In questi gironi il vicepresidente Balleari ha chiesto agli uffici competenti di Palazzo Tursi i dati aggiornati sul pagamento delle utenze di due campi rom nei quartieri di Genova Bolzaneto, in via al santuario di Nostra Signora della Guardia, e a Molassana, in via Adamoli, in funzione fino al 19 maggio e poi fatto sgomberare per motivi di sicurezza perché su area sondabile del Bisagno.

“La scoperta è stata sconcertante – spiega Balleari – nei due siti, nei primi nome mesi di quest’anno, sono stati spesi circa 60 mila euro di luce, bollette generosamente saldate dal Comune, ergo dai cittadini genovesi probabilmente attraverso le proprie cartelle della Tasi, la tariffa per i servizi indivisibili per la pubblica illuminazione. Ma non è finita qui: se per nove mesi, solo per il campo di Bolzaneto sono stati sborsati oltre 57 mila euro, è evidente che da qui a fine anno, sommando anche gli oltre 3 mila euro spesi per il campo di via Adamoli chiuso a maggio, facilmente raggiungeremo quota 80 mila euro. Una cifra davvero da capogiro soprattutto se la confrontiamo con le sempre maggiori ristrettezze di cassa manifestate dalla stessa amministrazione comunale genovese quando si chiedono aiuti e sostegni a famiglie genovesi in difficoltà, magari con un disabile a carico, per cui i tempi d’attesa per una prima casa di edilizia pubblica sono di mesi se non di anni». I due consiglieri infine propongono: «Visto che dalle stime di Arte Genova, l’azienda dell’edilizia residenziale pubblica, con meno di 20 mila euro si potrebbe ristrutturare un appartamento e assegnarlo a una famiglia che ne ha fatto richiesta da anni, proponiamo di ristabilire un po’ di giustizia sociale facendo pagare ai rom ciò che consumano e destinare uguali importi a quelli spesi annualmente dal Comune per le loro bollette alla ristrutturazione di immobili a canone agevolato. Almeno così non si farebbero più figli e figliastri, quando i figliastri sono sempre i soliti: i genovesi che pagano le tasse”.