Storie blucerchiate

“Album dei ricordi blucerchiati”: Walter Alfredo Novellino

Il mister che seppe curare la “ballerina malata”

Genova. Mi è capitato spesso, in passato, di “abbeverarmi” di cultura calcistica, ascoltando Carlo “Tino” Facchini narrare aneddoti di vita vissuta sulle panchine (sto citando a memoria) di Fanfulla, Novara, Lazio, Verona, Palermo, Legnano, Pro Vercelli…

Sentire un “vecchio saggio” parlare di un calcio che fu, mi inchiodava per ore alla seggiola, pieno di interesse per i ricordi di un uomo carismatico e ironico, che sapeva vedere il mondo così com’è e soprattutto attribuire ad ogni cosa la giusta importanza…

Curiosità, miste a nozioni tattiche di un football diverso, ma pur sempre fatto di “undici contro undici”… nessuno inventa nulla… le ripartenze di oggi sono i contropiedi di una volta, il difensore che si stacca dietro era il “battitore libero”, il regista basso era il centromediano metodista e così via…

Quanti aneddoti sui “suoi” giocatori… Carlo Soldo e Giovanni Udovicich (al Novara), Juan Carlos Morrone (alla Lazio), Pierluigi Cera, Giorgio Maioli e Bruno Bolchi (al Verona), Mario Giubertoni e Gaetano Troja (al Palermo), Carlo Bissacco (Pro Vercelli), Roberto Melgrati, Francisco Ramón Loiácono e Walter Novellino (Legnano)…

Già… Walter Alfredo Novellino… lo citava spesso, forse perché mi sapeva genovese e il ragazzo diciassettenne, che il Facchini aveva lanciato nel mondo professionistico a Legnano, era diventato, nel frattempo, allenatore della Sampdoria… lo stimava molto come mister, apprezzandone la metamorfosi tecnico/tattica rispetto alla libertà “anarchica” da calciatore… diceva, ridendo, che ci sarebbero voluti due palloni in campo… uno per tutti gli altri e uno per quel ragazzino “brasiliano”, innamorato del dribbling… anche se riconosceva che, senza l’ombra di Claudio Sala e Franco Causio, di partite in Nazionale ne avrebbe giocate ben di più dell’unica, a Firenze, contro la Turchia.

L’ala destra, in quegl’anni, rappresentava (dopo il 10) il giocatore più estroso in campo… George Best, Gigi Meroni, Jairzinho, Garrincha soprattutto… ecco che tipo di giocatore era il Novellino, esploso nel Perugia di Ilario Castagner e consolidatosi nel Milan di Nils Liedholm, a fianco di Gianni Rivera, nella conquista dello scudetto della “stella” (10°) e soprannominato Monzón per la somiglianza col pugile argentino che aveva messo fine alla carriera di Nino Benvenuti…

Nell’album dei ricordi blucerchiati, comunque, Novellino ci entra come allenatore… una carriera partita dalla “gavetta”, sulle panchine di Gualdo (promozione in C1), Perugia, Ravenna, Venezia, Napoli, Piacenza (promozione in Serie A conquistata con le ultime tre), prima di essere scelto da Beppe Marotta per risollevare una “ballerina malata”, con un piede quasi in Serie C…

La cura ricostituente di Walter Alfredo funziona… eccome se funziona… Serie A al primo colpo… un’apoteosi! Trascinati da una coppia goal fantastica (Bazzani/Flachi) e da un “signor” regista (Volpi), fu facile capire già alla 3a giornata, a Marassi contro il Lecce (4-2), che quel “mister” avrebbe riportato la Samp in Europa… un risultato numerico che richiamava il il credo calcistico di Novellino (4-4-2), mai abiurato nei cinque anni che resterà al timone della “goletta” blucerchiata… un’imbarcazione veloce, che eccelle nella “bolina”, un’andatura utilizzata nelle barche a vela per risalire il vento… quello di tramontana, che “picchia” forte a Marassi…

La Sampdoria di Novellino, la Champions League la sfiora soltanto e deve “accontentarsi” della partecipazione alla Coppa Uefa, con le bandiere blucerchiate portate a sventolare sui campi del Vitória Setúbal (Portogallo), Halmstad (Svezia), Lens (Francia) e ad affrontare in casa Steaua Bucarest (Romania) e Hertha Berlino (Germania)… il sogno di continuare a mettere nuovi timbri, sui passaporti doriani, svanisce allo stadio “Bollaert” di Lens, al secondo minuto di recupero, per il gol del tunisino Issam Jemâa, ma il sigillo di Walter Alfredo Novellino nella storia della Sampdoria resta ugualmente indelebile… meglio di lui hanno fatto in pochi… anzi si contano sulle dita di una mano: Eraldo Monzeglio (nel ‘60/61), Eugenio Bersellini (’84/85), “the best” Vujadin Boškov, Sven-Göran Eriksson (‘93/94) e Gigi Del Neri (‘09/10), ma chi avesse voglia di andare a confrontare le “rose” a disposizione, capirebbe facilmente l’importanza del lavoro del tecnico di Montemarano…