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Profughi, sul sito di Tursi una sezione dedicata all’accoglienza: ‘faq’ e informazioni per scacciare i luoghi comuni

Presentati in commissione i dati aggiornati sulla prima accoglienza e sul sistema 'sprar'

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Genova. Il Comune di Genova dedicherà una sezione del proprio sito web al tema dell’accoglienza profughi al fine di promuovere una corretta informazione, dissipare dubbi ed evitare il proliferare di luoghi comuni. Lo ha deciso questa mattina la commissione Welfare e pari opportunità di Tursi dove l’assessore alle politiche sociali Emanuela Fracassi ha aggiornato i consiglieri sulla gestione dei richiedenti asilo. “Ci saranno delle vere e proprie faq – spiega l’assessore – dove illustreremo i numeri e spiegheremo quante risorse sono dedicate all’accoglienza e come sono gestite in modo che i cittadini possano avere un’informazione completa”. sul sito sarà anche spiegato come fare e a chi rivolgersi per svolgere attività di volontariato a favore dei richiedenti asilo.

Nella commissione intanto sono stati forniti alcuni dati aggiornati. Per ciò che riguarda la prima accoglienza con l’ultima circolare ministeriale i postidestinati ai richiedenti asilo sono 3926, di cui 2914 già attivi. Di questi 1300 in provincia di Genova (1250 nel capoluogo ligure). Un sistema, quello della prima accoglienza gestito direttamente dalla Prefettura e sui cui il Comune di Genova non ha voce in capitolo. Diverso il sistema ‘sprar’ che gestisce l’accoglienza di secondo livello per coloro (circa il 30%) che ottengono lo status di rifugiato. Nel comune di Genoba sono 187 i profughi accolti tramite convezioni con il terzo settore inseriti in un vero e proprio percorso di integrazione. Di questi 170 sono maggiorenni, gli altri minorenni.

Per quanto riguarda il protocollo stilato con Prefettura e terzo settore sul lavoro volontario: “dopo aver pulito il parco dell’Acquasola i profughi stanno ora lavorando in villetta Di Negro. Lo status non gli permette di lavorare – ha ricordato l’assessore – e quest’attività è un modo per riempire il tempo”. Tra le domande sollevate da consiglieri anche una maggior informazione su come i cittadini che hanno tempo libero possono attivarsi con il volontariato. In questo senso è stata decisa una maggior collaborazione con i municipi che possano fornire informazioni e indirizzare aspiranti volontari.

Ancora, il Comune di Genova ha ribadito come il modello di accoglienza debba sempre più essere quello dell’accoglienza diffusa anche con una partecipazione diretta delle famiglie. Il modello è quello già attuato ad Asti dove diverse famiglie, soprattutto straniere , attraverso una convenzione con il terzo settore, hanno scelto di ospitare profughi in casa propria favorendone, anche grazie all’omogeneità culturale, l’integrazione e ricevendo ogni mese una ‘quota’ di 400 euro per il mantenimento del profugo. Un sistema che potrebbe essere utilizzato anche a Genova. Alcuni enti del terzo settore si sarebbero già dichiarati disponibili ad inserire il progetto nel bando.