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Lettere al direttore

No agli inceneritori, i Verdi liguri: “Nessun garanzia dalla giunta Toti”

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Ancora una volta la Giunta Toti-Rixi non chiarisce quali siano i propri obiettivi strategici e continua in una assurda politica di annunci, che provoca solo danni all’economia e alla socialità della Liguria.

Veniamo ai fatti:
in questi giorni la Regione Emilia Romagna ha approvato in soli nove mesi dopo un ampio percorso partecipativo,già avviato dalla amministrazione precedente, una legge sull’economia circolare dei rifiuti,che,pur con limiti e passaggi da sottoporre ad adeguata riflessione,prevede sostanzialmente di giungere entro il 2020 alla eliminazione di discariche e di inceneritori per passare ad un sistema circolare o a rifiuti zero.

COSA FA LA REGIONE LIGURIA?
L’assessore Giampedrone e il Presidente Toti prima annunciano che mai verranno fatti inceneritori in Liguria poi comunicano che però quest’anno la spesa dei rifiuti ligure salirà di molto perche’ bisognerà portare i rifiuti a smaltire o a “bruciare” fuori regione anche a causa della chiusura di Scarpino ed ecco poi un provvedimento varato ed un annuncio (come al solito): prima viene approvato un disegno di legge con cui verranno multati i comuni,che non raggiungono determinate soglie di differenziata e poi si annuncia (assessore Giampedrone)che la Liguria ha bisogno di otto biodigestori per lo smaltimento anaerobico dell’umido.

Noi verdi,consci che ancora una volta la giunta di centrodestra,come la precedente amministrazione Burlando,si rifiuta di dire come intende chiudere il ciclo dei rifiuti e dove verrà portata allo stato attuale la frazione irriducibile,vorremmo porre alcune domande al Presidente e all’assessore preposto:

a) la Liguria,come altre regioni italiane,è sotto procedimento comunitario per la scarsa quantità di raccolta differenziata su base regionale e per gli obiettivi minimali,che si è posta ma allora perche’,invece di multare i comuni,non si esaltano le esperienze virtuose puntando ad un modello economico,che premi la raccolta differenziata spinta secondo la metodologia del porta a porta (che si è rivelata la piu’ funzionale nel nostro territorio)? Perche’ non si agevolano le imprese,le cittadine,i cittadini e i medesimi comuni,che raggiungano obiettivi virtuosi nella riduzione degli imballaggi,che costituisce uno dei piu’ gravi problemi nella quantità di rifiuti prodotti da smaltire?Perche’ non viene varato un piano che preveda un forte sostegno alla nascita di imprese volte al riciclaggio dei rifiuti,che potrebbe costituire l’avvio di un ciclo virtuoso di imprenditorialità verde con la creazione di nuovi posti di lavoro?Perche’ infine non si punta al recupero degli scarti alimentari con adeguate campagne di educazione ambientale,che costituisce un perno fondamentale in un sistema di politica dei rifiuti virtuosa?

b) Perche’ l’assessore Giampedrone insiste su otto biodigestori,che di per se costituiscono una tecnologia opportuna, ma poi si vedono progetti come Isola del Cantone o Ferrania dove si stanno creando impianti sovradimensionati rispetto alle esigenze del territorio con il rischio di avere una continua circolazione di rifiuti su strada (magari provenienti da fuori regione) per portarli agli impianti di smaltimento e soprattutto creando situazioni paradossali.La logica infatti vorrebbe che ogni ambito sia autonomo nello smaltimento e che si creino all’interno di esso sistemi virtuosi con eventuali biodigestori adeguati alle circostanze ma a che servono impianti di grosse dimensioni? O meglio ancora,mentre si annunciano numeri sulla quantità di eventuali biodigestori necessari in Liguria,in realtà si lascia fare ad imprese private in modo da essere poi costretti a prendere atto delle condizioni, che si sono nel frattempo realizzate (ovvero grossi impianti,che richiameranno rifiuti da fuori per produrre magari anche gas da biomasse da rivendere ) permettendo grandi profitti a chi ha fatto l’investimento in contrasto con ogni logica di programmazione?

c) Perche’ la Regione non dice come intende chiudere il ciclo dei rifiuti?Perche’ non spiega se la frazione irriducibile dovrà ancora essere portata in discarica ed allora dove e come saranno gestiti questi impianti?Come si situerà in questo contesto la complessità dell’area metropolitana genovese,che rischierà di continuare a gravare su Scarpino con continua trafila di automezzi,che vanno avanti e indietro di nuovo in una logica contraria al trasporto dei rifiuti e alla autonomia degli ambiti?

Sono solo alcune delle domande che poniamo alla Giunta Toti,rivendicando di aver espresso osservazioni contrarie pure al precedente piano dei rifiuti della Giunta Burlando e al famoso combustibile da rifiuti denominato con la sigla CSS e ribadendo che un ciclo virtuoso si può innestare cominciando proprio con il coinvolgimento delle imprese,d elle associazioni e di tutte le associazioni e formazioni sociali,politiche e culturali in una logica oggi estranea all’attuale come lo era stata per quella precedente.

Lia Giribone -coportavoce regionale dei Verdi
Sebastiano Sciortino-co-portavoce regionale dei Verdi
Angelo Spanò-portavode dei Verdi Genova
Danilo Bruno-consigliere federale dei Verdi