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Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta verso la fusione? In Senato approvato un ordine del giorno

Liguria. Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta unite in un’unica macroregione. Se ne parla da tanto, ma oggi il “Limonte” sembra essere più vicino: è stato approvato ieri in Senato un ordine del giorno del denatore del Pd Raffaele Ranucci che impegna il governo a ridurre il numero delle regioni entro ottobre 2016, quando entrerà in vigore il Ddl Boschi.

L’ordine del giorno non è stato sottoposto a votazione, ma approvato da parte del governo con il sottosegretario Luciano Pizzetti. Questo il testo: “Premesso che la storia del regionalismo in Italia ha avuto un corso contraddittorio, certamente importante per la crescita e lo sviluppo del Paese, ma anche portatore di distorsioni […] considerato che si impone oggi una nuova stagione del regionalismo e del federalismo in Italia […] impegna il governo a prendere in considerazione prima dell’entrata della presente legge di revisione costituzionale l’opportunità di proporre anche attraverso una speciale procedura di revisione costituzionale la riduzione delle Regioni ad un numero non superiore nel massimo a dodici”.

Lo scenario delle 12 Regioni è sul tavolo ormai dal 16 dicembre 2014: secondo quanto previsto dal disegno di legge costituzionale depositato dai senatori Raffaele Ranucci e Roberto Morassut, nascerebbe un’unica macroregione del Nord-Ovest, denominata “Regione Alpina“, con la fusione di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. Sorte simile toccherebbe al Nord-Est, con la nascita della Regione Triveneto (unione di Trentino, Veneto e Friuli), mentre la Lombardia rimarrebbe “indipendente”. L’unico altro caso di “fusione multipla” sarebbe quello tra l’Abruzzo e parte di Marche, Molise e Lazio (Regione Adriatica). Sicilia e Sardegna rimarrebbero identiche ad oggi, mentre Lazio e Basilicata verrebbero “smembrate” e distribuite ai territori vicini (con Roma che sarebbe una “regione” a parte).

Ora l’approvazione dell’ordine del giorno impone una brusca accelerazione all’iter. Entro un anno dunque dovremo definirci “limontesi”, o meglio “alpini”? Presto per dirlo. Di certo, però, l’ipotesi è sul tavolo, quanto mai concreta. Per la gioia soprattutto dei valdostani, che perderebbero la loro autonomia: e se qui del progetto di fusione si parla poco, nella piccola regione dell’estremo nord gli animi sono tutt’altro che tranquilli.