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Gender, le associazioni: “teoria inesistente, Regione informi correttamente”

Liguria. La soddisfazione dei proponenti e l’amarezza delle associazioni. Così si potrebbe riassumere il “caso Gender”, dopo il voto favorevole del Consiglio regionale al divieto di quella teoria nelle scuole.

Stupore lo esprime l’Arcigay. “Basta una semplice lettura delle descrizioni di tale fantomatica teoria per rimanere stupiti; un’associazione come Arcigay, che da anni si impegna a lottare per i diritti di chi ama persone dello stesso sesso, non può certo pensare che maschio e femmina siano uguali. Non condividiamo quindi tale pensiero.Eppure il voto di ieri ci preoccupa molto, perché il nostro lavoro educativo nelle scuole potrebbe essere messo in difficoltà proprio dall’accusa d’esserne sostenitori. Il nostro lavoro con studenti e studentesse ha il preciso scopo di prevenire il bullismo omofobico e di aiutare a preservare la crescita emotiva e fisica di ognuno e di ognuna. Queste attività sono inoltre utili nel lungo periodo ad evitare episodi gravi come quello recentemente avvenuto proprio a Genova”.

“Alla Regione Liguria – spiega l’associazione – chiediamo di rispettare gli impegni dovuti all’adesione alla Rete RE.A.DY e di non dimenticare d’aver guadagnato il titolo di regione che difende i diritti delle persone LGBT grazie alla L.R. 52/2009 (“Norme contro la discriminazione determinante dall’orientamento sessuale o dell’identità di genere”). Chiediamo quindi a Regione Liguria di avere cura di non alimentare la confusione opponendosi a teorie inesistenti. Una istituzione così importante ha infatti il compito di diffondere con grande attenzione informazioni corrette”.

Più dura la posizione di Equality Italia, rete per i Diritti Civili. Aurelio Mancuso e Damiano Fiorato, Presidente Nazionale e Referente Regionale spiegano come l’approvazione non possa “non essere stigmatizzata e deve essere riguardata per quello che è, cioè una apodittica adesione a una lotta contro una fantamasgorica “Teoria Gender” finalizzata esclusivamente a fidelizzare il voto dei settori più retrivi dell’integralismo religioso e a bloccare nelle scuole le azioni positive contro il bullismo omofobico”.

“L’attuale maggioranza, discostandosi da tante voci ragionevoli del mondo cattolico, ha voluto caratterizzarsi ideologicamente come estremista ed integralista. Confidiamo che la Giunta Toti non macchi il proprio mandato seguendo questa deriva”.