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Editoria: a Genova è allarme rosso

E’ ufficiale: a Genova è allarme rosso nel panorama editoriale. Ogni giorno arrivano notizie di stati di crisi, richieste di ammortizzatori sociali, chiusure di testate storiche, mancati pagamenti di stipendi e contributi, licenziamenti.

“Le cause sono tante, dal taglio dei fondi all’editoria, al nuovo modo di fare informazione (rete, social, ecc.) sul quale anche i grandi gruppi editoriali stanno ragionando e, non ultimo, l’incapacità gestionale di tanti imprenditori del settore – si legge in una nota di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom – come sindacati di categoria siamo da tempo occupati su più fronti e oggi oltre ai problemi concreti di chi perde il posto di lavoro, sia esso giornalista, amministrativo o poligrafico, riscontriamo anche un problema di tenuta democratica. Le redazioni infatti mancano di risorse tecniche e umane e questo, giocoforza,  impoverisce la qualità dell’informazione. Il tutto si complica ulteriormente quando la giungla contrattuale incrocia l’inadeguatezza normativa relativa all’esplosione della rete e all’inevitabile utilizzo dei  social network ecc”.

Per i sindacati, su tutto questo pesa il torpore o l’indifferenza della politica che – in ogni caso – ha bisogno della comunicazione come dell’aria che si respira. “Le battaglie sindacali, che siano portate avanti dai Confederali o dall’Associazione Ligure dei Giornalisti hanno bisogno di interlocutori perché la partita dell’informazione non può essere lasciata solo agli imprenditori che, seppur animati di buon intenzioni perseguono prima di tutto il profitto. In gioco ci sono posti di lavoro, vite stravolte da un giorno all’altro, risorse economiche e salvaguardia della democrazia.
Il Presidente della Regione Liguria è stato direttore di testata, l’assessore Cavo, una affermata giornalista. Ci rivolgiamo in particolare a loro affinché trovino la strada più opportuna  a tutela dell’occupazione di questo martoriato settore che ogni giorno racconta le vertenze e le difficoltà di altri lavoratori, portando sulle spalle e nel silenzio un’esperienza a tratti simile, a tratti addirittura peggiore; con questo non pensiamo ad ammortizzatori sociali, ma a risorse che consentano agli imprenditori, quelli seri, di consolidare l’occupazione e riassorbire le decine e decine di operatori della comunicazione rimasti senza occupazione o trattati come l’ultimo apprendista stregone”, termina la nota.