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Chiavari e l’Entella hanno salutato Ermes Nadalin

Alla bandiera biancoceleste sarà intitolata la gradinata sud

Chiavari. Ciao Ermes. In tanti, tantissimi, ieri mattina hanno voluto salutare per l’ultima volta Ermes Nadalin, bandiera biancoceleste. Allo stadio “Comunale” don Andrea Buffoli ha officiato la benedizione tra la commozione della famiglia, di moltissimi amici e un’infinità di semplici tifosi.

Presenti capitan Gennaro Volpe e Andrea Paroni, oltre ad una nutrita rappresentanza del settore giovanile con il gonfalone del club. Il direttore generale Matteo Matteazzi ha annunciato che la società chiederà di intitolare la gradinata sud al giocatore simbolo della storia dell’Entella.

Nadalin, deceduto all’età di 77 anni, ha giocato per 14 stagioni nell’Entella, collezionando il record di 388 presenze. Originario del Friuli, si trasferì a Chiavari dove costruì la sua famiglia e lavorò come vigile urbano.

Il presidente Antonio Gozzi ha voluto dedicare ad Ermes una lettera di saluto carica di affetto e riconoscenza.

Ci ha lasciato un mito – scrive il presidente -, ma si sa che i miti sono immortali e allora sembra di vederlo ancora lì al centro della difesa con la maglia della sua Entella. Ermes Nadalin aveva i colori biancocelesti tatuati sulla pelle”.

“La sua squadra del cuore. Osservava ogni gara con gli occhi di un innamorato, la grande passione di un tifoso, l’attaccamento di chi aveva affrontato centinaia di battaglie. Emozionato nel vedere la Virtus raggiungere il calcio dei professionisti, raggiante e compiaciuto quando i giocatori uscivano dal campo vittoriosi. Quando se ne va uno come lui (un hombre vertical, un campione, una bandiera) ci si sente un po’ più poveri. Perché Ermes, lo dico per chi non l’abbia visto giocare, significava correttezza, serietà, lealtà, anche potenza, cattiveria mai. E’ stato simbolo di attaccamento alla maglia che oggi rappresenta sempre più una rarità”.

Nadalin era nato ad Aquilea il 15 gennaio del 1938. I primi calci nella squadra della sua città, dalle giovanili fino alla prima squadra, in promozione. Dal 1956 fino al 1958 nelle giovanili della Sampdoria con la vittoria del Torneo di Viareggio. Nel 1958/1959 il passaggio alla Lucchese in Serie C e l’anno successivo l’arrivo all’Entella nel mercato di riparazione. Quattordici stagioni con 388 presenze in campionato, prima di ricoprire nel 1974 anche il ruolo di allenatore per alcuni mesi. Nadalin è l’Entella della mia infanzia quando ero bambino andavo allo stadio e lui era lì, con la sua grinta, la sua passione, il suo talento. Il mio è un ricordo malinconico. Ermes è sempre rimasto vicino a noi, anche in questi nove anni di mia presidenza. Discreto, ma attento, entusiasta, partecipe nei momenti difficili. Sapevi che c’era sempre con il suo sorriso, il suo carisma, il suo invidiabile buon senso. Era spesso al campo con i suoi consigli, la sua saggezza. Parlava con i giocatori di oggi. Sapeva caricarli e rincuorarli“.

“Ricordo una vecchia intervista. Raccontò con semplicità e trasporto il suo arrivo a Chiavari: ‘La prima partita giocata con la maglia dell’Entella fu in Valle d’Aosta e terminò 0 a 0, la settimana successiva al ‘Comunale’ l’esordio nel derby con il Sestri Levante vinto per 1 a 0. L’allenatore era Scarpato, il guardiano del campo il mitico Giò mentre il presidente della società era il cavalier Antonio Solari. Qualche anno dopo, con la promozione in Serie C giocammo la prima partita ad Udine contro l’Udinese che era retrocessa dalla Serie B, vittoria dell’Entella per 2 a 1 con gol di Uzzecchini e Canzian. Essendo io friulano di Aquileia, che dista pochi chilometri da Udine, al Moretti (non si chiamava ancora stadio ‘Friuli’) c’era tutto il mio paese a tifare per l’Entella’”.

Quando il campo del ‘Comunale’ venne rifatto Nadalin chiese di avere una zolla del terreno. Mi spiegò: ‘Su quel campo ho passato giorni, anni importanti. Oggi tecnologia e campi in sintetico non hanno un buon odore. C’è solo odore di gomma, io preferisco l’odore di erba e fango, spesso è tutto inquinato in campo e fuori sugli spalti’. Ha conservato quella zolla in un vaso a casa”.

Capitano di pulizia e di forza, capitano sempre a testa alta, capitano onesto e chiaro, capitano senza arroganza, voglio salutarti dedicandoti la vittoria storica della nostra Primavera, capace di superare la Juventus. Un’impresa compiuta dai nostri straordinari ragazzi, quei giovani per i quali eri un punto di riferimento, un autentico mito”.

“Dolce, intelligente, coraggioso, riservato, lontano da ogni reazione sopra le righe. Amava la sua splendida famiglia. La moglie Carla, i figli Andrea e Massimo, gli adorati nipoti, il fratello e la sorella. A tutti il mio forte affettuoso abbraccio. Ciao Ermes, grazie per aver onorato i nostri colori. Resterai per sempre simbolo della storia dell’Entella. Ora sei nel vento, com’è giusto sia per le bandiere. Ciao Nada”.