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Cancellata la “parity rate”, la soddisfazione di Confesercenti Liguria

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Nell’ambito del ddl concorrenza, la Camera dei deputati ha approvato il cosidetto emendamento “Booking” che consente agli hotel di praticare prezzi più bassi rispetto alle offerte degli intermediari online – tra i quali Booking.com è appunto il più famoso – superando così la clausola “parity rate” che impediva agli albergatori di offrire, sul loro sito, prezzi migliori di quelli praticati dalle online travel agency. La norma, di fatto, ribalta una precedente sentenza dell’Autorità garante della concorrenza contro cui Confesercenti aveva già avuto modo di esprimersi prima dell’estate, invocando la possibilità, per gli albergatori, di competere ad armi pari con i siti di prenotazione online.

“Si tratta di un problema che avevamo sollevato da tempo e per il quale invocavamo una soluzione, lamentando l’evidente disparità di trattamento a cui noi albergatori eravamo costretti a sottostare – dichiara Marco Senatore, presidente di Assohotel Genova. – Grazie a questo emendamento al disegno di legge vengono finalmente annullate le odiose clausole che ci impedivano di praticare alla clientela prezzi a condizioni migliori rispetto a quelli applicati tramite intermediari. In questo modo saranno premiati non solo gli imprenditori delle strutture ricettive, ma anche e soprattutto il consumatore finale che potrà avere la possibilità di ottenere la migliore tariffa sul mercato”.

Claudio Albonetti, presidente nazionale di Assoturismo Confesercenti, parla di “una scelta che finalmente ha premiato la libertà di mercato. Siamo sulla buona strada, ma per realizzare un reale cambiamento resta il problema della tassa di soggiorno che va trasformata da gabella medievale in vera tassa di scopo. L’Italia prenda esempio dalla Francia, e da Parigi in particolare dove in seguito ad un accordo tra il Comune, Airbnb e gli altri principali portali on line, il gruppo californiano si è impegnato a prelevare direttamente la tassa di soggiorno sul conto corrente dei turisti: 0,83 euro a notte che verranno riversati nelle casse del Comune. Si tratta di un accordo che potrebbe essere esteso anche alle destinazioni turistiche italiane, garantendo possibili nuovi vantaggi anche per le nostre categorie ricettive, costrette a subire una concorrenza sleale dai tanti esercenti abusivi che utilizzano le piattaforme online per vendere camere o posti letti senza autorizzazione”.

“Dopo la parity rate – conclude il presidente di Assoturismo –, chiediamo dunque al Governo di trasformare la tassa di soggiorno in una tassa destinata a favorire servizi e infrastrutture turistiche, incentivando accordi con noi operatori del settore per implementare quelle innovazioni strutturali che da tempo chiediamo. Al turismo nazionale servono risposte vere”.