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“Album dei ricordi blucerchiati”: Walter Zenga, l’Uomo Ragno

Coach Z ha giocato due anni a difesa dei pali blucerchiati

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Genova.  Se non sono mai stato a Parigi, è colpa mia, ma anche un po’ – seppur in minima parte – di Walter Zenga… avevo già prenotato i biglietti, certo di poter vedere la Samp affrontare il Real Saragozza nella finale della Coppa delle Coppe al Parco dei Principi e invece… che tremenda beffa, quella sera del maggio ’95, quando – con già in tasca la qualificazione per la quarta “euro finale”della storia blucerchiata – a due minuti dal termine, quella micidiale punizione di Stefan Schwarz ha sorpreso Zenga e rimesso in parità (5-5) la sommatoria dei due match con i londinesi dell’Arsenal, rimandando il verdetto ai tempi supplementari e poi ai fatidici calci di rigore…

Non di meno, lasciando da parte le battute scherzose, se il Doria era arrivato sin lì, gran parte del merito era proprio di Zenga, che aveva fatto il “mago” contro i lusitani del Porto, consentendo il precedente passaggio del turno, firmando, con i suoi interventi, la vittoria in Portogallo (uno 0-1 che rendeva la pariglia all’identico risultato negativo dell’andata a Genova) e parando tra l’altro il penalty decisivo nella lotteria dei rigori.

La ricordo bene, quella partita ad Oporto, meritevole di entrare di diritto nelle “Samp memories”… maglie rossocerchiate… pronti via e Zenga esce di piede, in spaccata, anticipando un attaccante portoghese, solo davanti a lui…

e ne farà altre di belle parate, compresa quella decisiva sul penalty di Lapaty, prima di alzare le braccia al cielo, mentre tutti gli altri corrono ad abbracciarlo… insieme ai cinque implacabili rigoristi: Mihajlovich, Jugovic, Maspero, Salsano e Lombardo.

Anche nella sfida ai rigori della semifinale con l’Arsenal, Zenga ne para uno (a Merson), ma questa volta sono i due serbi in blucerchiato, più Popeyee Lombardo, a “ciccare” l’esecuzione dagli undici metri… niente Parigi, anche per “colpa” loro ?

Torniamo seri, dai… solo due anni a difesa dei pali blucerchiati, dopo una dozzina da “re di San Siro”, in cui aveva pochi uguali al mondo (il russo Rinat Dasaev ?) … certo a Genova è arrivato quando forse il colpo di reni non era più quello che lo aveva fatto battezzare l’Uomo Ragno… un portiere esuberante e dalla “faccia tosta”, traboccante di vitalità, capace di parate spettacolari in volo plastico ed uscite mozzafiato fra ai piedi degli avversari, incurante dei bulloni…

In breve, Zenga – fra i pali – è stato Zenga… ogni paragone con altri sarebbe fuori luogo… in quanto figlio di un calcio quasi atavico, per lo spessore romantico del personaggio, confermato anche quando ha deciso di fare il trainer, scegliendo una strada impervia per costruirsi un iter professionale, partendo da zero, scartando le scorciatoie ed anzi scegliendo di emigrare nei paesi più eterogenei possibili… dagli U.S.A. alla Romania, dalla Serbia alla Turchia e perfino negli Emirati Arabi Uniti

Sempre a testa alta e con l’orgoglio delle sue idee… non unico grande portiere capace di sedersi in panchina, con addosso i panni di mister, a dettare schemi d’attacco… eh, già, Dino Zoff “docet”