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Al Festival della scienza si parla di fame nel mondo, Kenmore (Fao): “Il cibo prodotto basterebbe per tutti”

La lectio magistralis: "Ancora troppe barriere su disponibilità, accesso e utilizzo".

Genova. E’ stato il biologo evoluzionista Peter Kenmore a inaugurare questo pomeriggio la due giorni di conferenze della Fao (Food and Agriculture Organization of the United Nations) nell’ambito del Festival della Scienza. Nella sua lectio magistralis Kenmore ha illustrato le attività della Fao per facilitare decisioni di governi, Ong e comunità locali, per la riduzione della fame e della povertà e la gestione sostenibile del cibo.”Fino a 4-5 anni fa la maggior preoccupazione della Fao era aumentare la produzione di cibo – ha spiegato Kenmore – oggi produciamo abbastanza cibo per sfamare tutto il pianeta però ci sono ancora al mondo dagli 800 a 900 milioni di affamati”.

Quello della sicurezza alimentare, secondo lo studioso americano, è un problema che verte su tre dimensioni: “La prima è la disponibilità fisica di cibo, la seconda l’accesso, cioè la possibilità delle persone di acquistarlo od ottenerlo nei Paesi che attuano politiche di protezione sociale. La terza è l’utilizzo del cibo, vale a dire la capacità del cibo di nutrire l’organismo”. Le malattie e le condizioni igieniche di alcuni Paesi del Sud del mondo infatti “influiscono sullo stato di salute generale – ha spiegato lo studioso – impedendo che il cibo che viene consumato sia effettivamente in grado di nutrire l’organismo.

Basti pensare alle malattie parassitarie dell’intestino di cui soffrono molti bambini nei paesi in via di sviluppo”. La soluzione però richiede “non tanto l’utilizzo di medicine che oltre ad essere costose, spesso se utilizzate per lungo tempo provocano un effetto di resistenza diventando inefficaci, quando un approccio sistemico che punti sulla salute pubblica. Occorre far sì che le persone abbiano accesso ad acqua pulita, a servizi igienici e condizioni igieniche corrette per evitare il proliferare delle malattie.

Ancora occorre che l’alimentazione soprattutto delle gestanti sia equilibrata perché la mancanza di proteine e vitamine può creare danni permanenti ai nuovi nati. Il ruolo della scienza in questo è fondamentale. Un esempio? Esistono oggi delle app per smartphone che consentono di monitorare in tempo reale da dieta della madre ed avvertirla in caso di carenze per consentirle di apportare modifiche ai nutrienti a seconda delle diverse fasi di sviluppo del bambino”.