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Sestri Ponente, quei due grattacieli non finiti con vista sul Chiaravagna foto

Cantiere fermo e beffa per i cittadini: al piano terra dovrebbero sorgere alloggi per le famiglie in difficoltà

Sestri Ponente. Tre anni di lavori, fine cantiere maggio 2014. Invece no, i due grattacieli svettano sempre al loro posto, ma di finito c’è solo l’involucro. Una grata chiude l’ingresso, i garage rimangono protetti dalle tavole di compensato; poco più in là il supermercato Pam di via Chiaravagna, attivo e perfettamente funzionante.

Iniziate nel 2011, tra volumi immensi e la crisi del mattone, le due torri rimangono una gigantesca incompiuta a pochi metri dal torrente. Oltre al danno per la collettività si aggiunge poi la beffa, perché tra gli oneri di urbanizzazione è previsto che il primo piano dell’edificio rimanga nella disponibilità pubblica.

E il Municipio Medio Ponente una destinazione per quei 700 mq l’avrebbe già trovata. “Siamo al palo – spiega il presidente Giuseppe Spatola – ma dal punto di vista amministrativo è tutto pronto: 350 metri quadri saranno destinate a presidi abitativi temporanei per famiglie, l’altra metà alle associazioni di volontariato”.

Abitazioni temporanee per chi si trova in difficoltà economiche e non riesce più a pagare l’affitto o il mutuo e sedi per i volontari che possano vigilare e aiutare a “rimettersi in carreggiata”. Un bel progetto rimasto finora sulla carta.

“Il problema – spiega il vicesindaco e al tempo presidente del Municipio Stefano Bernini – è che quel tipo di edilizia oggi non ha mercato. Basta andare sulla sponda opposta del fiume per vedere che gli appartamenti sono stati quasi tutti venduti”.

Di fronte alle difficoltà “il costruttore ha cercato di contattare delle agenzie di social housing per trovare un accordo sul finanziamento ma non c’è stato al momento molto interesse. Per questo sta procedendo con i lavori ma per ovvie ragioni li ha parecchio rallentati in attesa di avere qualche riscontro” spiega Bernini. L’idea del costruttora sarebbe ad oggi quella di “finire un edificio e metterlo lui sul mercato in modo tale da cominciare a recuperare una parte delle risorse”.

“Naturalmente da parte del Municipio ci può essere un’attesa – dice ancora il vicesindaco – perché la convenzione che fu sottoscritta prevedeva prevedeva che il piano terra di uno degli edifici fosse destinato al municipio peraltro con un progetto in collaborazione con il distretto sociale per ospitare madri in difficoltà. Mi auguro che tutto si possa concludere velocemente perché il servizio era molto interessante”.

Francesco Abondi
Katia Bonchi