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La Lega abolizione caccia denuncia: manca la vigilanza

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Liguria. “Un sopruso contro la fauna e la proprietà fondiaria, oltre al marasma legislativo in materia di vigilanza”. La Lega Abolizione Caccia entra a gamba tesa sull’imminente apertura della stagione venatoria in programma per domenica 20 settembre, evidenziando ancora una volta “le incongruenze di un passatempo ormai considerato anacronistico dalla stragrande maggioranza degli italiani”.

“Passa spesso sotto silenzio il fatto che il numero dei nuovi cacciatori sia inferiore di anno in anno al numero di coloro che non rinnovano più la licenza; da diversi anni l’Istat ha cessato di pubblicare le statistiche suddivise per Regione del numero dei cacciatori, anche se è risaputo che il loro numero complessivo in Italia si aggira ormai sulle 650.000 unità, a dispetto di altre cifre propagandistiche più roboanti; un declino inarrestabile dalla fine degli anni ’70 (negli anni ’60 il numero dei cacciatori italiani era il triplo di quello attuale)”.

“Bisogna anche tutelare i proprietari e dei conduttori dei fondi (compresi nell’80% del territorio agro-silvo-pastorale ove si svolge la caccia), per azioni risarcitorie nei confronti delle giunte regionali che da oltre 20 anni ignorano una norma statale sulla corresponsione del c.d. “canone venatorio”. Nessuna Regione, infatti, ha mai dato effettiva attuazione all’art. 15 della legge nazionale n.157 del 1992 sulla disciplina della caccia. La disposizione, ai fini della gestione programmata della caccia, impone che sia “dovuto ai proprietari o conduttori un contributo da determinarsi a cura della amministrazione regionale in relazione alla estensione, alle condizioni agronomiche, alle misure dirette alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente” ; una spesa a cui si dovrebbe far fronte con gli importi delle tasse di concessione venatoria regionali, ma a cui le Regioni stesse non hanno mai adempiuto”.

“In sostanza i cacciatori, dal 1992, vanno a caccia su 18 milioni di ettari di terreni rurali altrui, quando attraverso le Regioni e le tasse di concessione venatoria regionali avrebbero indirettamente dovuto pagare i proprietari e conduttori fondiari per fruire della sosta e del transito armato nei terreni privati , al fine di abbattere gli animali selvatici cacciabili (che mentre sono in libertà sono di proprietà dello Stato)”.

“Per la Liguria la scelta di aprire in deroga la caccia al cinghiale alla data del 20 settembre, anziché il 1 ottobre o il 1 novembre come prevederebbe “normalmente” la legge nazionale sulla caccia, creerà solo il rischio aggiuntivo di incidenti pericolosi data la copertura del fogliame che permane ancora sugli alberi; occorre infatti ricordare che il periodo di caccia alla specie resta comunque di tre mesi, e che l’anticipazione non concorre pertanto ad abbattere un maggior numero di esemplari, ma solo a fare propaganda a buon mercato” conclude la Lega Abolizione Caccia.