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Ilva, i lavoratori in Regione: “Fateci lavorare per integrare il reddito e per la nostra dignità”

Restano le preoccupazioni sul futuro dello stabilimento: "Non vogliamo passare altri quattro anni lavorando un giorno su ventinove"

Genova. “Fateci lavorare per integrare il reddito dei contratti di solidarietà ma anche per la nostra dignità”. A chiederlo alla Regione Liguria attraverso un’audizione in commissione sviluppo economico è un gruppo di lavoratori dell’Ilva vicini al movimento 5 stelle che sono arrivati in via Fieschi con il cartello #nonsonouna matricola: “Siamo lavoratori e chiediamo solo di poter lavorare” dicono Fabio Ceraudo e Pietro Lombardo, due dei portavoce del gruppo.

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I contratti di solidarietà – spiegano – prevedono oggi il 70% del reddito per 800 lavoratori ma con il nuovo anno a meno di un intervento regionale scenderanno al 60% con conseguenti problemi sociali perché se è vero che la solidarietà dovrebbe avvenire fra tutti i dipendenti chi decide la rotazione è l’azienda stessa con la conseguenza che alcuni lavoratori avranno un sostanziale mantenimento del reddito mentre altri rischiano di ritrovarsi con un salario al 60%”. La proposta dei lavoratori è in pratica quella di proseguire l’esperienza dei lavori socialmente utili per circa 400 lavoratori attraverso i voucher “che consentono da un lato di integrare il reddito, dall’altro di essere utili alla comunità restituendo ciò che gli viene dato in servizi per la città”.

I lavoratori considerano molto positiva l’esperienza dei lavori socialmente utili che è appena terminata e che li ha visti impiegati nella manutenzione del verde, nell’imbiancatura di diverse scuole e in altre attività sparse per il territorio: “E’ stata un’esperienza molto bella per noi ma credo anche per tutti quelli per cui abbiamo lavoratori” dicono. “Non vogliamo vivere di assistenzialismo stando ad aspettare con le mani in mano anche perché è chiaro che l’Ilva è fallita anche se oggi è commissariata. Non esiste un piano industriale e questi potrebbero essere altri quattro anni buttati via mentre anche noi continuiamo ad invecchiare senza certezze per il futuro”.

La proposta è stata raccolta dai sindacati che hanno colto l’occasione di chiedere alla Regione attraverso i suoi consiglieri garanzie per il futuro dello stabilimento: “La Regione Liguria, in quanto firmataria di un accordo di programma, deve anzitutto far pressioni al governo rispetto alla situazione del gruppo” dice il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro. “ E’ evidente che i soldi dalla Svizzera non arriveranno e nel frattempo si perdono commesse. In secondo luogo, sempre in quanto firmataria dell’accordo di programma la Regione deve chiedere la convocazione del collegio di vigilanza in Prefettura perché ci sono degli impianti nuovi come la zincatura che è finito e non è mai stato fatto partire e non si sa che fine ha fatto l’investimento nella banda stagnata”.

Infine, ma non certamente ultima, c’è la questione del salario:”Se il Governo non proroga da gennaio la solidarietà da gennaio si abbassa al 60% e quindi la Regione potrebbe finanziare come ha fatto la Regione Toscana il restante 10% magari chiedendo in cambio una qualche forma di attività lavorativa sul modello di quello che è successo quest’anno”.