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Gli abitanti di Fegino ancora senz’acqua, il M5S: “In due mesi nemmeno un’autobotte della protezione civile”

Bernini: "Da domani allaccio pronto per l'80%, ma l'acqua si paga". I cittadini con uno striscione in sala rossa: "Tursi si è dimenticato di noi"

Genova. “Domani per i cittadini che sottoscrivono un contratto con mediterranea delle acque l’acqua ci sarà, anche se resta fuori un 20% di abitanti che non era stato incluso nel nuovo acquedotto”. Il vicesindaco di Genova Stefano Bernini risponde così agli abitanti di Fegino alta che oggi sono arrivati in delegazione in sala rossa esponendo uno striscione di protesta per richiedere risposte al Comune dopo che da oltre due mesi, a causa dei lavori del nodo ferroviario di Genova, si sono ritrovati la sorgente che alimentava il loro acquedotto privato senza una goccia d’acqua.

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Ai cittadini di Fegino come previsto dall’accordo di programma firmato da Rfi e Italfer è stato proposto l’allaccio al nuovo acquedotto a tariffazione piena, situazione inaccettabile visto che gli abitanti hanno in questi anni eseguito la manutenzione del loro acquedotto pagando una concessione e stabilendo le tariffe nell’ambito del consorzio dell’acquedotto della Costiera che riunisce gli abitanti e le imprese della zona.

“Ritengo che i cittadini abbiamo fatto bene a rifiutare la tariffa proposta da Mediterranea delle acque, visto che in buona parte si tratterebbe nel loro caso di un utilizzo irriguo, che ha costi inferiori di circa il 405. Oggi in sede di città metropolitana, insieme con il consigliere delegato Enrico Pigonne, abbiamo incontrato Mediterranea delle Acque e Ferrovie ed entro la settimana metteremo in piedi un tavolo tecnico per la tariffazione. Secondo me sarà possibile suddividere attraverso l’installazione di due contatori la quota irrigua da quella ad uso domestico, in questo modo la tariffa finale sarà molto più bassa”

Rfi si sarebbe anche detta disponibile a contribuire alle spese di allaccio,ma è evidente che gli abitanti hanno subito un danno “Sono da due mesi senz’acqua – spiegano Paolo Putti e Mauro Muscarà del M5S che oggi hanno presentato un articolo 54 a Tursi – e non si è vista nemmeno un’autobotte del Comune o della Protezione civile per dare loro un supporto”.

Poi ovviamente c’è un discorso che, al di là della legittimità di quanto è accaduto (“Da sempre le opere di pubblica utilità incidono sulle sorgenti – dice Bernini – per chi esegue i lavori ci sono degli obblighi, tutto qui, e questi obblighi sono stati adempiuti con il nuovo acquedotto di Mediterranea delle acque”) c’è un aspetto sopratutto emotivo di un bene pluricentenario come una sorgente che viene improvvisamente a mancare. “Nelle riunioni che in questi anni si sono svolte – dice Putti – con gli abitanti interessati dalle grandi opere si è sempre detto loro di stare tranquilli, che in caso di problemi tutto sarebbe stato risolto. Queste persone avevano in concessione l’acqua su terreni loro. Gliel’abbiamo tolta, non gliela vogliamo restituire, gli chiediamo di pagare usando una parte di acquedotti che è loro su cui loro hanno fatto i lavori. Rispetto alle garanzie che sono state date all’inizio il risultato è parecchio scarso”.