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Alluvione 2011, l’ex assessore Scidone sulle scuole: “Se i tecnici mi avessero detto di chiuderle le avrei tenute chiuse”

“Delponte per un'allerta neve disse che le scuole andavano chiuse e così facemmo”

Genova. “Io sono un politico e assumo autonomamente solo atti di indirizzo politico, le decisioni tecniche vengono prese però in base alle valutazioni fatte dai tecnici”. Lo ripete varie volte in aula l’ex assessore comunale alla protezione civile Francesco Scidone, controesaminato dagli avvocati di parte civile e dai difensori degli altri imputati nel processo per l’alluvione del 4 novembre 2011.

Scidone ribadisce quanto già detto nella scorsa udienza scaricando ogni responsabilità sui tecnici: sul meteorologo del Comune per quanto riguarda le previsioni, e sopratutto sui vertici tecnici presenti al Coc (in primis i coimputati Gambelli e Delponte) che non lo contraddissero rispetto alla scelta di tenere aperte le scuole. “Delponte l’anno precedente in un caso di allerta neve -spiega Scidone – dove io avevo pensato di tenere le scuole aperte perché in base alle previsioni la probabilità che si verificasse l’evento sembravano basse, disse che andavano invece chiuse e alla fine decidemmo di tenerle chiuse”. Invece nella riunione del 3 novembre, quando viene deciso di tenere le scuole aperte, (ma chiusi tutti i musei, i parchi cittadini e i cimiteri!!) nessuno sembra voler contraddire l’assessore, noto per i suoi modi non esattamente pacati.

Scidone nega di aver accennato in quella riunione al fatto che se l’evento non si fosse verificato la stampa li avrebbe attaccati per aver tenuto le scuole chiuse: “Non ricordo” si limita a dire a chi gli fa notare che un teste ricorda questa sua preoccupazione.

D’altra parte l’ex assessore rivendica la decisione di mantenere aperte le scuole che erano considerate un posto sicuro ma l’avvocato di parte civile Emanuele Olcese (che difende gli interessi della famiglia Costa) gli fa notare una contraddizione tra il racconto fatto nella precedente udienza dell’episodio in cui la moglie nel pomeriggio del 4 novembre avrebbe rischiato la propria incolumità essendo costretta ad andare a prendere il figlio minore a Quezzi su disposizione del dirigente scolastico e un’intervista (contenuta in una rassegna stampa del Comune del 5 novembre) in cui lo stesso assessore ribadiva: “Ero tranquillo per i miei figli perché erano a scuola e le scuole sono un posto sicuro”.

Scidone dà la colpa ai tecnici anche quando ricorda di nuovo di aver dato disposizione al responsabile delle scuole di avvertire tutti i presidi che in caso di emergenza non avrebbero dovuto far uscire i ragazzi da scuola”. E alla domanda? “Ma è stata fatta formazione ai presidi su questi temi? “Ho detto ai miei che andava fatta” risponde.

Scidone, difeso dall’avvocato Andrea Testasecca, sceglie in aula una linea decisa, forse l’unica possibile. Quella per cui a rischio di passare da totale incompetente (non conosce le regole previste per il monitoraggio dei rivi, non conosce i dettagli su come era disposta la polizia municipale, non conosce esattamente le decisioni che vennero prese al coc il giorno prima l’alluvione), scarica ogni responsabilità: “L’assessore dopo 5 anni va e il dirigente rimane -dice – io come politico non mi sarei mai sognato di andare contro l’indicazione di un tecnico”.

E al giudice che gli fa notare perché il 3 novembre le scuole fossero aperte ma fosse stato deciso di chiudere tutti i parchi, tutti i cimiteri e e sopratutto tutti i musei??? oltre alla piscina di Nervi e all’impianto sportivo di Lago Figoi che si trova sulle alture di Borzoli, scidone risponde: “I parchi furono chiusi per il rischio vento e mareggiate. Il lago Figoi? Non so dov’è”.