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Alluvione 2011, l’ex assessore Scidone: “Inverosimile che potessi concepire un falso in presenza del sindaco”

L'ex assessore scoppia a piangere durante l'udienza. Ma dell'esondazione del Fereggiano non ricorda quasi nulla

Genova. “Chi conosce Marta Vincenzi sa bene che è assolutamente inverosimile che io potessi concepire una falsa ricostruzione degli avvenimenti in presenza dell’ex sindaco e pensare che lei stesse zitta”. L’ex assessore alla protezione civile Francesco Scidone, interrogato questa mattina dal sostituto procuratore Luca Scorza Azzarà nell’ambito del processo per l’alluvione del 2011 liquida così la presunta riunione che secondo il ‘grande accusatore’ Gambelli si sarebbe tenuta nel pomeriggio del 4 novembre, dopo che l’esondazione del Fereggiano aveva ucciso sei persone, nella quale sarebbe stata concepita per la prima volta la falsa ricostruzione cronologica di quella tragica mattina (che verrà fornita prima alla stampa, poi al consiglio comunale e infine alla procura) per salvare la faccia della pubblica amministrazione liquidando il disastro come una bomba d’acqua improvvisa.

“Non ci fu nessuna riunione di quel tipo – ha detto Scidone – e non ebbi dubbi su quanto accadde perché era quello che avevo sentito in diretta”. Il falso verbale? “Mi inviarono il brogliaccio a cui diedi una scorsa veloce e vidi che non c’era l’esondazione dello Sturla e sul Fereggiano era molto stringato, ma pensai appunto che si trattava di un brogliaccio. Anche il verbale credo che le lo inviarono ma non lo lessi nemmeno”.

Scidone, a processo per omicidio colposo e falso insieme all’ex sindaco Vincenzi e ai dirigenti comunali Pierpaolo Cha, Sandro Gambelli e Gianfranco Delponte, è stato sentito per 8 ore dal pm, ma il controesame da parte degli avvocati di parte civile e dei legali degli altri imputati è stato rinviato al 30 settembre. Alla fine della prima parte dell’udienza l’ex assessore è scoppiato a piangere ricordando il momento in cui la moglie, intorno alle 14.30 lo chiama dalla zona di Brignole dicendo di trovarsi in macchina con l’acqua che saliva: “Le dissi di aprire la portiera e suonare a tutti i portoni per cercare di salire ai piani alti”.

Scidone ha ribadito in aula che la decisione di lasciare aperte le scuole fu presa da lui in comitato “sulla base delle previsioni meteo illustrate e commentate del meteorologo del Comune Alessandro Robbiano. Sarebbe stato Robbiano, racconta in aula Scidone, il 2 pomeriggio quando arrivò l’allerta 2 da parte della protezione civile a dire che “Ormai dopo quello che è accaduto alle Cinque Terre sarà tutto un susseguirsi di allerte 2 perché devono pararsi il culo”. La decisione di lasciare aperte le scuole fu presa il 3 durante il Coc: “Vennero fatte una serie di verifiche sulle scuole” e si decise di chiuderne solo una. “Anche l’assessore Veardo che sentii telefonicamente era d’accordo con la decisione”.

Della mattina del 4 novembre o meglio, dell’esondazione del Fereggiano Scidone ricorda poco: “Ricordo che intorno a mezzogiorno usci un vigile della coa per dire che era esondato lo Sturla. A quel punto chiesi a Gabutti la situazione sul Fereggiano e lui mi disse che la situazione era tranquilla. Gli chiesi di chiamare il volontario. Mi disse che era appena andato via. Io mi arrabbiai e gli dissi di rimandarcelo” racconta Scidone. Nell’interrogatorio del 2012 Scidone non ricorda nulla di quando seppe dell’esondazione del Fereggiano: dice di aver capito che non erano più in grado di gestire la situazione da soli e decide di andare in prefettura. Oggi invece ricorda che “Dopo un po di tempo dall’esondazione dello Sturla Mangiardi disse che stava esondando il Fereggiano e che stavano chiudendo le strade”. Da allora a circa le 13 quando vanno in Prefettura “nessuna ulteriore notizia sul Fereggiano arriva al Coc”. Il sindaco? “Arrivò al Matitone poco prima che andassimo in Prefettura. Tizzoni fece una breve relazione al sindaco, poi uscimmo”.

Sulla presenza del volontario sul Fereggiano Scidone racconta di aver chiesto conto a Gabutti nel pomeriggio quando dopo la Prefettura torna al Coc: “Gli chiesi come era possibile che prima andasse tutto bene e poi sia successo tutto quel che è successo. Lui mi disse, non lo sappiamo, è stato tutto improvviso”. Peccato che il volontario alle 12 non fosse sul Fereggiano a verificare.

In aula Scidone parla anche del monitoraggio dei rivi: “Fino all’interrogatorio del 2012 ero convinto che il monitoraggio dovessero secondo le procedure essere fatto ogni ora in caso di allerta due, mi ricordo che lo dissi anche a una radio che mi intervistò quella mattina”. Ma questa disposizione non è scritta da nessuna parte.

Scidone nei giorni successivi al disastro va alla ricerca disperata dei bollettini di “aggiornamento in corso di evento” che l’Arpal proprio in occasione di quell’allerta aveva deciso per la prima volta di pubblicare sul suo sito per alleggerire le pressioni da parte dei giornalisti che chiedevano continui aggiornamenti meteo. Bollettini che in aula come è stato spiegato dalla dirigente dell’arpa non avevano alcun valore dal punto di vista dell’allerta.

Eppure Scidone li cerca spasmodicamente per giorni: “Quei bollettini, a partire da quello delle 6.45 del 4 novembre dimostravano che non ero un visionario ad aver lasciato aperte le scuole, che anche l’Arpal diceva che il peggioramento sarebbe arrivato nel pomeriggio con punta sabato 5, erano di conforto rispetto alla decisioni che avevamo preso. Cercavo quei bollettini sopratutto per il sindaco che era stato sommerso dalle critiche”. Robbiano però nega di avere quei bollettini e racconta in aula che Scidone quel pomeriggio, il 6 novembre, due giorni dopo il disastro, si arrabbia e urla “Qualcuno cagherà sangue”. “Robbiano mi disse che quei bollettini non li aveva mai visti, ma diceva il falso visto che ne nei giorni precedenti ne avevamo parlato e lui li aveva utilizzati”.