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Alluvione 2011, il giudice all’ex sindaco Vincenzi: “Capisco la rimozione, non quella a settori”

A processo per oltre otto ore l'ex sindaco di Genova racconta la "sua" verità tra contraddizioni e non ricordo. E parla anche di politica: "Il Pd voleva farmi fuori, dopo alluvione non volli dargliela vinta"

Genova. “Capisco la rimozione, ma non capisco la rimozione a settori”. Il giudice Adriana Petri riassume così, invitando l’ex sindaco Vincenzi a provare a ricostruire il suo primo arrivo al Matitone nella tarda mattinata del 4 novembre, le contraddizioni e i non ricordo dell’allora primo cittadino su uno dei momenti cruciali di quella giornata, da cui potrebbe derivare la sua assoluzione oppure la sua condanna. In mattinata l’ex sindaco aveva infatti dichiarato, per giustificare i non ricordo, di aver fatto una sorta di “reset” e di aver ricominciato a ricordare quei tragici fatti solo con il processo.

Per l’ex assessore Francesco Scidone, a processo con la Vincenzi e con tre dirigenti di Tursi per per omicidio colposo e falso dopo l’esondazione del Fereggiano che costò la vita a sei persone, l’ex sindaco era al Coc del Matitone già alle 12.17 e quindi visse in diretta l’esondazione del Fereggiano, che avvenne poco prima delle 13 ma che fu poi artificiosamente anticipata per dire alla città che si trattò di un evento improvviso su cui non c’era stato il tempo di intervenire.

Il giudice Petri fa notare al sindaco le dichiarazioni di Scidone, ma non può contestargliele formalmente in quanto l’ex assessore alla protezione civile sarà sentito solo martedì prossimo. Allora il giudice le ricorda che altri due coimputati in aula però hanno collocato la Vincenzi al Coc prima che lei stessa con Scidone vada in Prefettura costringendola così a correggere un po’ il tiro rispetto alle confuse dichiarazioni fatte al pm qualche ora prima dove non diceva di “non ricordare esattamente quando sono andata al Coc e che cosa accadde, ma di ricordarsi di essere andata in prefettura” dettagliando poi però al millimetro tutti i momenti e gli avvenimenti successivi.

Fra l’altro nelle interviste che la Vincenzi sosterrà a partire dal quel pomeriggio e che le vengo fatte riascoltare in aula le dice di aver visto direttamente i video dell’esondazione: “Ho visto i video, l’acqua è salita improvvisamente”. In aula prova a chiarire: “Non erano i video in diretta, erano i grafici, e me li hanno fatti vedere al pomeriggio”. Ancora nella lettera ai genovesi che l’allora sindaco di Genova scrive di suo pugno e viene pubblicata sul sito del Comune dice di “essere arrivata al Matitone alle 10” (“e’ evidentemente uno svarione” replica lei stizzita al pubblico ministero Luca Scorza Azzarà” e scrive anche che “Se mi avessero chiesto di scegliere avrei detto di chiudere” mentre in aula questa mattina ha dichiarato che non aveva nulla da ridire sulla decisione presa da Scidone.

Per salvarsi Marta Vincenzi scarica la responsabilità un po su tutti, da Scidone appunto (“Mi venne detto da lui che l’allerta 2 era stata emanata 48 ore prima come conseguenza di quanto accaduto alle Cinque terre, perché di solito 48 ore prima veniva data solo una preallerta”), a Delponte (“era lui il vice coordinatore del Coc in assenza della Danzì, insieme a Scidone che sostituiva me” e che “come ex comandante dei vigili doveva conoscere bene la macchina della municipale”).

Alla macchina comunale tutta: “Alla luce di quello che ho verificato ci sono state delle manchevolezze del Comune. L’omissione principale è stata quella di non aver monitorato con continuità i rivi.E’ mancata una relazione costante tra il Coc e il territorio, tra la municipale e i volontari. E’ li che il Comune ha perso. Certamente Delponte ha una responsabilità ma anche Mangiardi”.

Poi però d’altronde si difende: “Noi eravamo preparati a un’allerta 2, non a quello che accadde, che fu un’evento eccezionale”. E sono sempre le interviste a metterla in difficoltà, soprattutto davanti ai parenti delle vittime.

Quando l’avvocato Emanuele Olcese, che difende la famiglia di Serena Costa, le fa rileggere un’intervista a Repubblica dove all’affermazione del giornalista che ricorda come una parte delle vittime è stata sorpresa dall’acqua in un sottoscala risponde: ‘E’ allucinante, allerta due vuol dire massimo pericolo, che se stai ai piani bassi devi salire…’ la tensione in aula sale tra i famigliari. “Lei lo sa vero che non si erano rifugiate nel sottoscala ma ci sono state trascinate dalla forza dell’acqua?” chiede l’avvocato. Lei replica: “Forse lo sapeva lei allora”. Uno dei parenti allora sbotta: “Lo sapevano tutti, lei era l’unica a non saperlo”, poi l’ex sindaco ritratta spiegando che quella frase non si riferiva alle vittime, che il giornalista ha riassunto a modo suo, ma ha continuato a insistere sulle norme di autoprotezione che “i cittadini in generale non hanno messo in atto”.

La Vincenzi ha poi scaricato la responsabilità sui presidi delle scuole: “I presidi sapevano dell’allerta due e non avrebbero dovuto fare uscire gli alunni dalle scuole. Da ex preside mi sembra assurdo che siano state prese decisioni del genere. Mi aspettavo che sarebbero andati a ripassarsi le norme sulla sicurezza visto che sapevano dell’allerta da due giorni”.

Anche sulla presunta riunione del pomeriggio del quattro, quando venne deciso di dare la versione della bomba d’acqua improvvisa, dove il grande accusatore dell’ex sindaco è l’ex disaster manager Sandro Gambelli, lei replica decisa: “Nego assolutamente di aver partecipato a a una riunione con Gambelli il pomeriggio del 4 prima della conferenza stampa anche perché lui non c’era, non si trovava tanto che arrivò a conferenza stampa già iniziata. Lo feci cercare da tanti perché non sapevamo dove fosse. E poi la centrale era invasa da giornalisti, in ogni stanza, era impossibile fare una qualsiasi sorta di riunione ‘segreta’, tanto che per fumare mi nascondevo nell’ufficio di Mangiardi’’.

Nelle oltre otto ore di udienza si è parlato anche di politica: “Al tempo dell’alluvione – ha spiegato Vincenzi rispondendo a una domanda del giudice – c’erano già Doria e Pinotti come candidati alle primarie. Io avevo lasciato aperta una possibilità anche se sapevo bene che il Pd voleva farmi fuori. Dopo l’alluvione pensai di non ricandidarmi, poi prevalse l’orgoglio perché non volevo dargliela vinta”.