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Acquasola, i profughi puliscono il parco: “Un arricchimento per i ragazzi e per Genova” foto

Un profugo afgano: "Mi piace lavorare e sono contento di farlo"

Genova. Con la firma tra Prefetto, terzo settore e sindaco è partito il progetto di volontariato, che oggi vede una decina di profughi impegnati nella pulizia del Parco dell’Acquasola. Ma è solo l’inizio.

Profughi al lavoro all'Acquasola

“In realtà qualche esperimento c’era già stato, ad esempio a giugno avevamo creato un gruppo di lavoro insieme ai migranti ai Giardini di Plastica, ma ora il progetto si concretizza mettendo in campo l’energia di questi ragazzi, che innanzitutto devono essere arricchiti portando a casa esperienze per il proprio curriculum, conoscendo meglio la nostra città e relazionandosi sia con operatori pubblici che volontari privati”, dichiara il presidente del Municipio Centro Est, Simone Leoncini.

Ma anche Genova avrà dei risultati. “Otterremo una manutenzione diffusa, a partire dalla ville storiche, ad esempio villa Croce e villa Gruber, per poi passare a tutti i parchi del centro e poi ad alcune aree chiuse, come il Museo di Storia Naturale e la Biblioteca Berio – prosegue Leoncini – In futuro ci piacerebbe anche qualche piccolo intervento di volontariato nelle scuole, ma ovviamente questo andrebbe concordato con serietà insieme agli operatori sociali che ospitano i migranti, anche per capire quali siano le loro professionalità”.

Oltre al lato puramente pratico, gli obiettivi del progetto sono principalmente due. “Ci piacerebbe che i cittadini percepissero lo sforzo di questi ragazzi e che loro stessi andassero via dalla città sapendo di aver lasciato qualcosa di tangibile per Genova”, dice il presidente del Municipio.

Subito dopo la firma del protocollo sono piovute diverse critiche dal centrodestra, che definisce il lavoro volontario come sfruttamento. “In realtà il lavoro è volontario perché la legge è sbagliata – spiega Leoncini – i ragazzi percepiscono un piccolo contributo e sono accolti all’interno delle strutture e credo che per loro sia importante non sentirsi semplicemente assistiti, ma poter restituire un piccolo contributo lavorativo alla città che li accoglie. Con l’attuale legge, che a pare mio potrebbe essere cambiata, hanno dovuto scegliere di aderire a un progetto di volontariato, ma di fatto con orari limitati e occupandosi di lavori non pericolosi, come se fosse una sorta di stage, un’attività di lavoro e formazione insieme”.

Sull’argomento è intervenuto anche il sindaco Marco Doria. “A chi critica il lavoro gratuito dei richiedenti asilo rispondo che il volontariato è una gran bella cosa, mi piace quando lo fanno i cittadini italiani, mi piace quando lo fanno gli immigrati, mi piace chiunque lo faccia”, ha detto.

I profughi stanno lavorando con grande impegno e anche con entusiasmo, come testimoniano le parole di un profugo afgano ospite da 15 mesi in un centro di accoglienza nel centro di Genova, che ha fatto un corso di italiano e ora parla la lingua già piuttosto bene. Safi Nour, che nel suo Paese era farmacista, racconta felice la sua esperienza: “Sono molto contento, mi piace lavorare e in futuro spero di trovare un vero impiego”.