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Terzo Valico, No Tav: “Ecco come viene trattato l’amianto a Cravasco. Nessuna sicurezza per operai e cittadini” fotogallery

"Sicuramente viola ogni protocollo il fatto che persone lavorino nell’area senza alcuna protezione"

Campomorone. “Questa mattina sono stata io stessa in cantiere ad accertarmi della situazione. Il geologo ha riconosciuto le rocce verdi sul fronte di scavo, contenenti amianto, subito l’avanzamento si è fermato e il materiale immerso in una vasca al sicuro”. Queste le parole che il sindaco di Campomorone, Paola Guidi, ha pronunciato davanti ad un centinaio di persone nella sala consiliare del Comune alcuni giorni fa, ma il Comitato Valverde No Tav intende fare alcune precisazioni.

“Il volume del materiale contenente amianto è 600 metri cubi, che corrisponde a un appartamento di 100 metri quadri alto 6 metri, ossia decine di metri di avanzamento della galleria e svariati giorni di scavo. E’ molto probabile, quindi, che nessuno si sia accorto immediatamente della presenza di amianto – si legge in una nota – Non esiste una vasca dove è immerso il materiale (occorrerebbe una piscina olimpionica e neppure è previsto dalle procedure), ma i detriti si trovano nel piazzale di stoccaggio dello smarino. Resta un mistero quindi come abbia fatto ad accertarsene la sindaco nel suo sopralluogo”.

Nel protocollo che ha presentato la società incaricata della bonifica si dichiara di applicare una procedura d’urgenza e si descrivono le modalità delle operazioni. “In breve, il materiale viene lasciato all’aperto sotto un telo, bagnato con prodotto incapsulante, verrà poi riposto in big bag (le sacche bianche che si vedono nelle foto) con ruspe, caricato su camion e portato in una delle 2 discariche identificate”.

Per il Comitato, però, nasce più di un dubbio sul rischio di dispersione di fibre sul territorio, quindi sull’efficacia del protocollo presentato dalla ditta per salvaguardare la salute di abitanti e operai. “Il prodotto incapsulante durante le bennate della ruspa, gioco forza, non potrà raggiungere ogni frammento di smarino e fibre si disperderanno nell’aria – spiega – Le big bag, inoltre, sono lasciate aperte sul piazzale, quindi anche da qui si possono liberamente disperdere fibre”.

Da qui una domanda. “Se le procedure per scavi in rocce amiantifere prevedono la suddivisione in 3 tronconi della galleria, filtri particolari, tutta una serie di lunghe, complesse e costose procedure al fine di isolare tutto quello che è entrato in contatto con la zona contaminata, non è un palese controsenso che appena il materiale esce dalla galleria possa essere trattato con tale superficialità? Sicuramente viola ogni protocollo il fatto che persone lavorino nell’area dove è abbancato il materiale amiantifero, durante una fase di movimentazione, senza alcuna protezione, senza maschera, con pantaloni corti e maniche corte, senza tuta monouso (l’unico che indossa la maschera è l’autista del camion)”.

Secondo i protocolli tutti coloro che sono nella zona dovrebbero indossare la maschera fino a quando entrano nella doccia appositamente allestita per queste operazioni. “Mentre in realtà gli operai sono andati a mangiare nelle trattorie della zona senza neppure cambiarsi. E’ chiaro a tutti che ci sia una gran fretta nel far sparire il materiale da Cravasco, fretta non conseguente alla preoccupazione per la salute dei lavoratori, tanto meno per quella dei cittadini, ma al fine di levarsi, non importa come, una patata bollente dalle mani per poter abbreviare i tempi e ripartire con gli scavi – prosegue il comitato – Tuttavia per far ripartire la galleria, rispettando la normativa, dovrà essere fatto un lavoro, all’interno e all’esterno della stessa, lungo e molto costoso”.

I cittadini sono molto preoccupati, soprattutto perché temono che l’amianto possa essere trovato anche nelle altre gallerie del Terzo Valico.  A noi pare che non ci sia proprio nulla da stare tranquilli e non si può restare a guardare”, termina il comitato.