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Protezione civile, Tursi fa il punto tra grandi opere e iniziative per scuole e cittadini

Dal Bisagno al Fereggiano, fino al potenziamento delle risorse sul campo e alle campagne di prevenzione

Genova. “Per il sindaco e per questa amministrazione la lotta al dissesto idrogeologico e i temi della protezione civile restano una priorità assoluta”. L’assessore comunale alla protezione civile Gianni Crivello visibilmente soddisfatto dopo la conferma che a Genova arriveranno 275 milioni di euro per le grandi opere ringrazia Roma e rivendica anche il ruolo avuto dall’amministrazione: “Questo è l’unico Governo, tra quelli di centro sinistra e centro destra che si sono succeduti che ha mantenuto gli impegni – dice Crivello – ma i soldi sono arrivati perché eravamo pronti con i progetti, sennò sarebbero andati altrove”.

“Il Comune di Genova sta andando avanti con interventi per 2 milioni di euro, il 237% in più rispetto al 2014 – spiega Crivello – nella pulizia dei rivi che ha portato nelle scorse settimane a rimuovere circa 10 mila metri cubi di detriti dal Bisagno”. Intanto procedono il lavori per il rifacimento del secondo lotto di copertura del Bisagno, così come “è pienamente operativo il cantiere dello scolmatore del Fereggiano che sarà completato in 3 anni anziché nei 5 inizialmente previsti e a settembre la conferenza dei servizi darà il via libera alla gara per il terzo lotto”.

Per quanto riguarda lo scolmatore del Bisagno, per il quale il Governo Renzi ha appena stanziato 165 milioni “la Regione a settembre chiuderà l’incarico per adeguamento del progetto rispetto a quello iniziale del 2006 alla luce delle nuove norme e di alcune modifiche progettuali richieste per evitare l’interferenza con il cantiere aperto dello scolmatore del Fereggiano” spiega l’ingegnere Stefano Pinasco. Ancora, entro l’anno sarà emanato il bando di gara per i pozzi di presa su Noce e Rovere, così come progettazione definitiva del bypass del Noce per collegarlo alla galleria dello scolmatore.

Parallelamente alle grandi opere di ingegneria idraulica Tursi ha deciso di potenziare la protezione civile comunale sia in termini di parco mezzi sia in risorse umane: “Stiamo per acquisire 3-4 nuovi mezzi attrezzati – spiega Crivello – e vogliamo potenziare il personale attraverso la mobilità interna, dopo specifici colloqui di valutazione”. Ancora, dopo l’approvazione da parte del Consiglio comunale del Piano di emergenza, si lavora alla redazione del manuale operativo previsto dallo stesso Piano, che conterrà tutte le procedure da eseguire in caso di evento alluvionale e dovrebbe essere approvato dalla Giunta entro l’autunno.

“Il manuale sarà condiviso con i Municipi per raccogliere le segnalazioni e prevede un rafforzamento del presidio territoriale, organizzato anche in base all’attività di monitoraggio che gli operatori della protezione civile stanno portando avanti in queste settimane insieme ai volontari in modo da aggiornare le tavole cartografiche con le criticità riscontrate dagli operatori e segnalate dai cittadini” spiega la responsabile della protezione civile di Tursi Francesca Bellenzier. Tursi infine ha attivato una serie di attività dirette allo sviluppo di una “cultura della protezione civile in tempo di pace”, la definisce Crivello, co attività dirette alla cittadinanza e alle scuole.

Tra queste la campagna “Io non rischio”, che prevede giornate in piazza, manifesti e messaggi specifici contenuti anche sui biglietti dei bus, utilizzando l’elaborazione grafica curata da una tirocinante di architettura e che diventerà anche un gioco per bambini. Previsto nel prossimo anno scolastico un corso di formazione avanzato per gli insegnanti e un progetto pilota di comunicazione con l’istituto comprensivo di Teglia. La presenza nelle scuole di molti studenti stranieri infatti, richiede un’attenzione specifica: “Per questo – spiega Bellenzier – sono stati coinvolti i genitori degli studenti che hanno partecipato a un corso sui comportamenti da tenere in caso di emergenze ambientali e si sono offerti di tradurne i contenuti in francese, spagnolo, albanese e rumeno”. Sempre dedicato alle scuole infine il progetto “Rivi senza nome”, un concorso basato su un progetto di ricerca attiva sul territorio e tra gli abitanti per ritrovare il nome degli antichi rivi che oggi appunto non hanno più un nome e spesso per questo nemmeno una collocazione sulle carte.