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Pestaggio omofobo a Genova, il 40 enne migliora: “Presto potrebbe essere trasferito in struttura riabilitativa”

"E' un risveglio lento ma costante e non ci sono deficit motori o cognitivi" spiega il direttore sanitario Giuliano Lo Pinto

Genova. Migliorano, seppur lentamente, le condizioni dell’uomo picchiato dal branco la notte del 14 luglio al capolinea del bus 1 in piazza Caricamento a Genova perché sospettato di essere gay. La conferma arriva dal direttore sanitario dell’ospedale Galliera dove il quarantenne si è recato a una settimana dai fatti per un forte dolore al capo ed è stato poi operato d’urgenza per un ematoma cerebrale.

Uscito da qualche giorno dal coma farmacologico per il 40 enne, ricoverato nel reparto di Neurochirurgia, il peggio potrebbe essere passato, anche se la prognosi resta riservata: “I progressi sono lenti ma ci sono – conferma Giuliano Lo Pinto, direttore sanitario del Galliera – e se la situazione dovesse procedere in questa direzione senza complicazioni potrebbe essere inviato a breve in una struttura riabilitativa”.

L’uomo viene per ora alimentato con una sonda e non è in grado di parlare, ma anche su questo aspetto c’è fiducia: “Non ci sono deficit dal punto di vista cognitivo o motorio – dice Lo Pinto – anche se certamente il recupero è lento, perché anche se è già sveglio è come si stesse svegliando da una situazione comatosa”.

Ad attendere la ripresa completa del 40 enne non sono solo i parenti o i tanti amici che anche su Facebook giorno dopo giorno testimoniano la loro vicinanza e solidarietà. Anche i carabinieri della Compagnia Centro e del nucleo investigativo sperano che l’uomo sia in grado al più presto di essere ascoltato nella speranza possa fornire elementi utili all’individuazione degli autori del violento pestaggio.

Le indagini procedono senza sosta, ma sono rese difficili dalla mancanza di filmati, visto che i dati delle telecamere di sorveglianza sono ormai stati cancellati, per cui si procede con perizia e fatica, attraverso l’analisi delle celle telefoniche della zona e ascoltando quanti quella notte possono aver notato il ‘branco’ prima o dopo l’aggressione.