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Massacrato sull’autobus, Arcigay: “Vogliamo giustizia, lo Stato ci difenda”

“A Genova facciamo fatica a ricordare quando si è verificata l’ultima aggressione di stampo omofobo e questa notizia è, come si è soliti dire, un fulmine a ciel sereno. Questi sono eventi di cui sentiamo parlare di solito da altre città, da lontano, quindi perché anche qui? Perché in questa città che si è sempre saputa distinguere per inclusione e tolleranza? Perché nella Genova Città dei Diritti? Perché nella città del Pride del 4 luglio?”. E’ questo il commento dell’Arcigay dopo il terribile episodio avvenuto ai danni di un 40enne su un autobus.

“L’aggressione è avvenuta in pieno centro città, nei pressi di importanti luoghi di ritrovo per genovesi e turisti ed inoltre presso alcuni locali frequentati nel fine settimana da gay genovesi. Il fatto che l’uomo aggredito non fosse gay per noi non è importante. Innanzi tutto è una persona e in quanto tale sentiamo di voler manifestare la nostra solidarietà e vicinanza, garantendo, se necessario, l’assistenza dei nostri legali”.

“Dobbiamo – si legge in una nota – fare anche qualche altra riflessione. Per gli aggressori era gay e a noi basta per chiedere ad alta voce d’essere difesi. Difesi come persone e come gay. La Legge Mancino (205/93) punisce discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Questa legge, utile e importante, si preoccupa di riconoscere la lesione che colpisce non solo la persona aggredita, ma anche il gruppo di appartenenza. La comunità LGBT in questo elenco non è mai stata compresa: orientamento sessuale e identità di genere non ci sono. Tante volte abbiamo ormai visto iniziare un iter legislativo per farlo, ma mai lo abbiamo visto concludersi. Oggi il gruppo aggredito è quello LGBT; la comunità gay genovese oggi non può che sentirsi aggredita e chiede giustizia; quella giustizia che lo Stato italiano ha il dovere di garantire”.

“Su Facebook da qualche ora in molti stanno diffondendo la notizia e manifestano la propria solidarietà e la propria rabbia. Chiediamo a tutti di continuare, di farlo come singoli e come gruppi, associazioni o enti. Facciamo vedere a tutti che questa aggressione non è Genova”.