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Lettere al direttore

La Rete Commissioni Mensa scrive al sindaco Doria

Signor Sindaco Doria

ci rivolgiamo a Lei dopo avere letto con attenzione il suo intervento sul Manifesto (“Alleanze sociali bussola di quelle di governo”, sez. “C’è vita a sinistra?”).

Siamo una Rete di cittadini che vivono quotidianamente l’esito dei conflitti fra “spesa pubblica, qualità dei servizi e amministrazione” sui quali lei scrive. Ci occupiamo (come Rete Commissioni Mensa) del servizio ristorazione scolastica, che sta per essere riassegnato, a sorpresa, con un mega appalto unico per tutti i lotti cittadini (per quasi 30 milioni di euro). Un appalto totale e pluriennale che di fatto escluderebbe Genova dalla possibilità di determinare un cambiamento politico e sociale atteso da tempo: quello di una Mensa Verde, richiesto dalla direttive europee e
regionali, e già avviato da numerosi Comuni italiani.

Leggiamo, nel suo intervento, della necessità di “costruire alleanze sociali…..intercettando persone e gruppi in una società frantumata”. A Genova, in questo Agosto, accade l’opposto, forse a sua insaputa: persone e gruppi sociali sono solidali nel proporre istanze riqualificanti per servizio e territorio, che sono state finora rigettate dall’amministrazione.

La scorsa settimana, la Rete CMG, grandi e piccole associazioni (ARCI Genova, AIAB e ASCI Liguria, FAIR coop., Terra!onlus) e diversi consiglieri di maggioranza (con mozione del 19 agosto) hanno chiesto di fermare il mega-appalto a sorpresa che, senza effettiva necessità, assegnerebbe da subito tutti i lotti cittadini, con una gara redatta in continuità con le precedenti. Appalto che avrebbe l’effetto di scavalcare di fatto il “tavolo di lavoro congiunto”, votato all’unanimità dal consiglio il 13 maggio, e mai convocato (ci si è limitati a rigettare quasi tutte le nostre
richieste, avanzate via email). Appalto che nei termini attuali garantirebbe la continuazione di un servizio costoso, poco apprezzato; un’iniziativa a sorpresa che porterà inevitabili conflitti proprio quando sembravano create promettenti basi di collaborazione e consenso sociale.

Esistono amministrazioni che servono, a meno di 5 euro, pasti al 95% biologici con cibo locale o a filiera corta; che vietano i “prodotti di IV e V gamma”; a Genova invece gli appalti vengono vinti per aver offerto più metratura di tessuto anti incendio, o per aver offerto cibo bio per 18 giorni in due anni (1); per 6.50 euro a Genova si servono bastoncini di pesce della Namibia, riso rumeno, verdura congelata dal Belgio tutto l’anno, e gli alimenti “biologici” presentano irregolarità sulle quali sono intervenuti anche i NAS (2). Noi proponiamo di prendere a modello
amministrazioni che hanno saputo concretizzare, con costi più contenuti, modelli eccellenti (uno di questi ci offre anche incontri di formazione); veniamo però irrisi con la risposta che si tratta di “comuni da 272 pasti al giorno” (3), ignorando le grandi città che hanno seguito questi esempi.

I cittadini non sono ciechi di fronte a un’amministrazione che propugna la bassa qualità come unica soluzione al contenimento dei costi, e manifesta favoritismi verso le big companies della grande ristorazione (spesso, è dato noto, citate in inchieste su circuiti economici mafiosi).

In mesi di pressione abbiamo ottenuto un solo dato utilizzabile sulle ammende comminate: il 56% dei controlli comunali (92% nel campione di controlli della nostra Rete) rivelano una non conformità (!!) delle quali il 55% classificata “maggiore”. Le ammende per le N.C. maggiori per regolamento vanno da 250 a 500 euro (una tantum, non a bambino come è accaduto in altri comuni), ma la media delle ammende realmente inflitte è 114 euro (4). Ci domandiamo perché il capitolato prevede un risarcimento alle casse comunali nei casi di deroghe per mancato reperimento di cibo della qualità concordata mentre il comune concede deroghe, anche annuali, senza alcun risarcimento. Come mai i capitolati e le gare d’appalto contengano escamotages che consentono alle ditte di servire prodotti non conformi senza incorrere in sanzioni (5).

E come mai non sia stato fatto ricorso a NAS o magistratura per gravi irregolarità sui prodotti. Ascoltiamo
il responsabile ASL che illustra come vengono concordati i sopralluoghi con le ditte (4). A fronte di questa gestione di risorse pubbliche, si ha paura di togliere alle ditte qualche centesimo di introito a pasto, negando a prescindere, per esempio, il pane biologico. Ricordiamo che proprio nelle scuole di Genova qualche anno fa si serviva pane con pesticidi vietati nella UE (6).

Signor sindaco, sta alla giunta, non ai burocrati, stabilire se Genova vuol indirizzare il denaro pubblico ai grandi circuiti finanziari che rivendono cibo del circuito globale agroindustriale, oppure impiegarlo per creare sviluppo locale e agricoltura sostenibile (non ligure? almeno nazionale).

La trasparenza ai cittadini sui conti pubblici è un evidente aiuto al contenimento dei costi, non tagliamo i cittadini fuori dai tavoli, piuttosto creiamo un asse congiunto fra apparato politico e cittadini, se necessario in conflitto con le sacche di resistenza dell’ambito amministrativo che lei cita, e quindi ben conosce.

Le chiediamo, se “c’è vita a sinistra”, di non sprecare la grande occasione di lavorare congiuntamente alla programmazione di un sistema migliore. Restringendo il rinnovo ai lotti scaduti, e per un periodo limitato, così
da far partire, con il coinvolgimento di cittadini ed associazioni locali, un progetto per una vera e propria Mensa Verde da programmare nel 2017.

La Rete CMG (Commissioni Mensa Genova)