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Via Turati, “il mercatino vuole vivere”: presidio itinerante in solidarietà con gli ‘ultimi’

La proposta dei venditori: "Tre ore al giorno, puliremo noi dopo ogni mercato. Ma no a divisioni tra chi ha il permesso e chi no"

Genova. Mentre politica ed istituzioni discutono con residenti e comitati per arrivare al trasferimento in corso Quadrio e al parallelo ‘percorso di legalizzazione’ il mercatino di via Turati è praticamente scomparso. Da diverse settimane non si vede nessun lenzuolo con merce da pochi euro occupare il suolo pubblico nella zona di Raibetta né altrove. Le ragioni stanno probabilmente nel presidio permanente messo in campo dalle forze di polizia, ma anche nella situazione di limbo che si è creata in attesa delle decisioni di Tursi.

“Nelle ultime settimane sono stati persi dai 300 ai 400 posti di lavoro senza che nessuno battesse ciglio. Non si trattava del lavoro degli statali né di quello dei metalmeccanici, tanto meno della ‘partecipate del Comune. Il lavoro di cui stiamo parlando era quello legato al mercatino di via Turati e i lavoratori erano e restano gli ‘ultimi’ quelli che nessuno vuole vedere, quelli che sono solo buoni a fare da capro espiatorio, quelli che fanno paura”. Comincia così il comunicato degli antagonisti genovesi che da tempo si sono schierati accanto ai venditori di via Turati e che per domani hanno organizzato un presidio di solidarietà.

“I lavoratori di Turati – spiegano gli antagonisti che hanno con loro organizzato molte assemblee – si impegneranno e lotteranno per avere un luogo con cui lavorare ora perché i loro tempi sono dettati dalla sopravvivenza e non dalla politica, si impegnano ad autoregolamentare il luogo del mercato e ad occuparsi della pulizia dopo ogni mercato in autonomia. Propongono che il mercato si svolga ogni mattina per tre ore, dalle 10 alle 13. I lavoratori respingono ogni divisione tra chi ha il permesso di soggiorno e chi è illegale”.