Rifiuti, nuova emergenza dal 31 dicembre: "Improbabili nuovi accordi regionali". Potrebbero essere portati in Costa Azzurra - Genova 24
Dopo quello con emilia

Rifiuti, nuova emergenza dal 31 dicembre: “Improbabili nuovi accordi regionali”. Potrebbero essere portati in Costa Azzurra

Giampedrone: "Le delibere della Regioni escludono rapporti di lungo periodo per il conferimento dei rifiuti. Riapertura di Scarpino ancora incerta, sarebbe una boccata d'ossigeno ma servono impianti e differenziata spinta"

discarica Scarpino - genova

Genova. “Anche la riapertura di Scarpino, oltre al fatto che al momento non c’è alcuna certezza che sarà davvero a ottobre-novembre, non è la soluzione e dopo il 31 dicembre di quest’anno, in cui si chiuderanno gli accordi siglati ora con l’Emilia per 50 giorni e poi il ritorno il Piemonte, siamo punto e a capo e non sappiamo dove portare i rifiuti”. Parla chiaro l’assessore regionale all’Ambiente Giacomo Giampedrone perché, se ci fossero ancora dei dubbi “siamo in piena emergenza”.

Da dopodomani i rifiuti dell’ambito metropolitano genovese saranno portati a Piacenza per 50 giorni con un costo di circa 140 euro a tonnellata. In più la Regione ha ottenuto l’ok per il piano B, vale a dire la possibilità di usare ‘a chiamata’ per 50 giorni la discarica del Boscaccio nel savonese. Dopo la fase emiliana i rifiuti torneranno in Piemonte per altri 50 giorni.

Fino a fine anno, quindi, l’emergenza sarà in qualche modo gestita ma dal primo gennaio 2016 la soluzione è ancora da trovare: “Tutte le delibere delle Regioni sembrano escludere rapporti di lungo periodo. Per questo, anche se tutto quello che possiamo fare come Regione è un’indagine di mercato, stiamo studiando se è possibile portarli fuori dal Paese, in particolare i nostri uffici stanno facendo una valutazione rispetto alla Costa Azzurra, precisamente nell’impianto di Mentone”.

In tutto questo un’eventuale riapertura di Scarpino con il nuovo polo di Scarpino 3, dove potrà essere comunque conferito solo il rifiuto indifferenziato pre trattato avrebbe l’unica funzione “di dare una boccata d’ossigeno” per arrivare alla fine del 2016 con un piano di smaltimento che prevede la realizzazione degli impianti almeno per il trattamento dell’umido e per per la parte secca della differenziata, insieme a una differenziata spinta per la quale stiamo anche pensando a investimenti di risorse per progetti pilota, perché arrivare dalle percentuali attuali a quelle richieste dall’Unione europea in due anni, significherebbe altresì gravare i Comuni e quindi i cittadini di costi non indifferenti. In ogni caso bisogna andare avanti sapendo bene che il livello del nostro indifferenziato non ha mercato”.

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