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Rifiuti, il biodigestore di Genova sarà in Piemonte. Sensori su cassonetti per migliorare la differenziata

Preferibilmente Amiu acquisterà un impianto già esistente. Via alla consulenza di Kpmg per individuare costi e risorse

Genova. Potrebbe essere collocato fuori Liguria l’impianto di biodigestione di Amiu che dovrebbe “digerire” tra le 60 e le 90 mila tonnellate l’anno di rifiuto organico proveniente dalla raccolta differenziata dell’area metropolitana genovese, ma forse non solo. Anche perché i dati dicono che l’organico che proviene dalla raccolta differenziata in tutta la Liguria è di circa 54 mila tonnellate l’anno e, nonostante l’impegno di Amiu a incrementare la differenziata i numeri oggi sono nettamente inferiori. L’altra ipotesi potrebbe quindi essere quella di partire con un “impianto”, vale a dire con un capannone di base più, piccolo che può essere successivamente ampliato, per esempio con un impianto per 15 mila tonnellate, che possa poi modularmente e rapidamente essere raddoppiato.

In questi mesi le ricognizioni sono proseguite a un ritmo serrato e hanno portato all’individuazione di almeno 3 aree possibili per il biodigestore, anche se quella della ex Colisa sarà alla fine esclusa perché su quell’area dovrebbe essere realizzato uno dei campi base per la Gronda. La ricerca poi mira a individuare un impianto già esistente, in modo da ridurre i tempi per adattamenti e pensare già in autunno di collocare lì l’organico. Lo spazio dovrà essere collocato vicino alla ferrovia in modo da limitare i costi dei viaggi con i camion.

Al momento sono due le principali ipotesi al vaglio di Comune e soprattutto Citta metropolitana, ed entrambe si trovano nel basso Piemonte. Una terza area nell’entroterrà del genovesato sarà invece individuata per collocare l’attuale impianto (ma raddoppiato per dimensioni) di trattamento del secco al posto di quello attuale in via Sardonella che rappresenta per Amiu un fitto passivo.

“Gli impianti dovranno essere di Amiu – ha insistito ancora ieri in commissione Enrico Pignone che oltre ad essere capigruppo a Tursi per la lista Doria è anche consigliere metropolitano con delega al ciclo dei rifiuti – perché si tratta di un investimento per che può avere una resa compresa tra i 2 milioni e mezzo l’anno se consideriamo 15 mila tonnellate a 6 milioni l’anno per oltre 60 mila”. Questo perché dall’organico di produce compost, biogas e anche una piccola parte di residuo secco che a sua volta può diventare fonte energetica.

Il problema è sempre quello: chi paga gli impianti? Per il biodigestore servono circa 10 milioni di euro che Amiu al momento non ha. Per la società di consulenza Kpmg è stata incaricata di studiare come Amiu può arrivare a realizzare il suo ambizioso piano industriale. E qui entra in gioco il ruolo di Iren che, da sempre interessato all’asset dei rifiuti genovesi, potrebbe entrare nella gestione degli impianti. Con quale formula societaria è però tutto da vedere.

Allo studio di Amiu per rilanciare la differenziata anche una rivoluzione nel sistema di raccolta con gps sui camion e sensori sui cassonetti che indichino quando sono pieni per efficientare la raccolta e il movimento dei mezzi, con un risparmio non da poco sui costi di carburante.

Il sistema dei biodigestori dovrebbe essere pensato a livello regionale – dice Pignone – perché per esempio da Cogoleto o da Nervi è più semplice portare il compost nel savonese per esempio o nel Tigullio”. E sulla raccolta differenziata il consigliere metropolitano precisa: “La raccolta porta a porta dev’essere fatta per le aziende mentre per le famiglie fa incentivata sopratutto la separazione secco umido e la previsione di cassonetti condominiali”.