Controffensiva

Liguria, l’ordinanza anti-immigrati finisce in Procura: esposto anche contro Toti

Liguria. Profughi e polemiche a non finire. Dopo le ordinanze dei sindaci tese ad ostacolare l’arrivo sul territorio dei migranti chiedendo ai nuovi arrivati il certificato sanitario, si passa alle vie legali.

Ieri, infatti, presso la Procura di Savona è stata depositata una denuncia penale nei confronti del sindaco di Alassio Enzo Canepa, del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, dell’assessore regionale Stefano Mai (ex sindaco di Zuccarello), e dei sindaci di Ortovero (Andrea Delfino), Vendone (Pietro Revetria), Erli (Candido Carretto) e Garlenda (Silvia Pittoli), tutti nel savonese, per i reati di cui agli artt. 3 D. L.vo 122/1993, art.1 della legge 205 del 1993, 658 c.p., art. 3 della Costituzione italiana in connessione con l’art. 2 che tutela i diritti inviolabili dell’uomo (violazione del principio di eguaglianza 120 del 1967)”.

A sporgere denuncia il Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione: all’interno la presidente, Aleksandra Matikj, chiede anche di valutare se si possa riscontrare nell’ordinanza del Comune di Alassio la violazione dell’articolo 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (che al comma 2 dice: “… è vietata qualsiasi discriminazione fondata sulla cittadinanza…”) e, in caso positivo, che in base a tale articolo l‘ordinanza venga dichiarata nulla.

“La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea è recepita nell’articolo 6 della versione consolidata del Trattato sull’Unione Europea (TUE), ha quindi valore costituzionale e prevale sulla legislazione nazionale in caso di contrasto con essa – spiega Matikj – si applica ad ogni persona indipendentemente dal fatto di essere cittadino di uno Stato europeo o no. La Carta in svariate sentenze è considerata fonte di Diritto. Quanto all’articolo 3 della Costituzione, la Corte costituzionale ha accolto, nella sentenza 120 del 1967, il punto di vista che il principio di eguaglianza, pur essendo nell’art. 3 della Costituzione riferito ai cittadini, debba ritenersi esteso agli stranieri allorché si tratti della tutela dei diritti inviolabili dell’uomo, garantiti allo straniero anche in conformità dell’ordinamento internazionale”.

“Noi siamo assolutamente d’accordo con Raffaella Paita, il Capogruppo del Partito Democratico in Regione Liguria e Stefano Quaranta, il deputato di Sinistra Ecologia Libertà – fa sapere la presidente del Comitato – sul fatto che l’ordinanza del sindaco di Alassio, che vieta l’ingresso nel suo Comune a noi immigranti sprovvisti di certificato sanitario, è una forma di discriminazione inaccettabile in un paese democratico come l’Italia e che la legittima tutela della salute dei cittadini non ha nulla a che fare con allarmistici proclami in cui lo spettro di malattie disparate come Ebola, AIDS, tubercolosi o scabbia viene agitato al solo scopo di impedire l’accesso al Comune a una precisa tipologia di persone identificate nell’ordinanza come persone prive di fissa dimora provenienti da Paesi dell’area africana, asiatica e sudamericana“.

“È ancora più grave – attacca poi l’autrice della denuncia – che il Presidente Toti abbia condiviso questa ordinanza, oltre a pronunciarsi continuamente contro noi immigranti in Liguria, sollecitando prefetti e sindaci ad opporsi a nuovi arrivi sul territorio. Onerosa anche la condotta dei vicini comuni di Zuccarello, Ortovero, Vendone, Erli e Garlenda che hanno adottato la sentenza del sindaco Canepa”.

Un provvedimento ritenuto gravissimo: “Canepa con la scusa di un’ordinanza sanitaria si rifiuta di accogliere pochi migranti, otto erano quelli che gli sarebbero spettati, e firma un documento che lede i diritti costituzionali di migranti che al contrario avrebbero il diritto ad essere accolti. Per questo, anche noi abbiamo chiesto alla nostra Magistratura che questa ordinanza venga immediatamente ritirata”. Sotto accusa anche l’episodio sulle spiagge di Alassio, definito “imbarazzante”: “Si è visto il sindaco stesso a muoversi per le strade della cittadina savonese per chiedere ai migranti se abbiano una dimora e il certificato obbligatorio minacciandoli che, in caso contrario, sarebbero stati accompagnati forzatamente al confine e multati per aver violato la deliberazione del primo cittadino”.

“Noi siamo preoccupati per la situazione in Liguria che sta sempre peggiorando – continua Aleksandra Matikj – Temiamo che queste continue richieste contro noi immigrati possano creare anche del disordine pubblico e dei veri e propri atti di razzismo, nazionalismo e violenza. Crediamo inoltre che la Liguria debba tornare ad essere una regione accogliente come auspica anche il cardinale Angelo Bagnasco seguendo le parole di Papa Francesco. Vogliamo una Liguria anche per chi, come noi, non la vuole piena di odio nei nostri confronti, un odio istigato da chi dovrebbe mettere l’ordine e l’armonia tra le persone e non creare degli episodi che durante la Giunta precedente mai si siano verificati negli ultimi 10 anni. Questo nuovo clima spaventa, è pericoloso e va fermato subito. Noi abbiamo fatto la denuncia affinché non capiti qualche scontro in grado di provocare qualche terremoto politico e/o di scontro sociale e civile. Crediamo nell’uguaglianza, nei Diritti fondamentali dell’Uomo, crediamo nella Costituzione Italiana”.

Ad occuparsi della causa penale sarà l’avvocato palermitano Giorgio Bisagna, il quale aveva già chiesto ai magistrati di valutare la sussistenza del reato di istigazione all’odio razziale nelle parole di Anna Giulia Giovacchini, leghista a capo della commissione Tutela animali del Comune di Monza, quando scrisse: “Immigrati annegati? Un motivo in più per non mangiare tonno”.

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