Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Crisi in Liguria, il profondo rosso dell’occupazione. Ed è boom del “part-time di sopravvivenza”

Lieve aumento dell'occupazione, ma rispetto al 2010 persi 15 mila posti

Liguria. Difficile fare peggio e anche se forse si intravede un’uscita, parlare di ripresa, dopo anni drammatici, è veramente prematuro. In Liguria, infatti, i posti di lavoro crescono del 3,23% nel primo trimestre 2015 rispetto all’anno precedente. Il valore assoluto, però, parla da solo: gli occupati nella regione sono 607 mila, nel 2010 erano 622 mila.

Sono questi i dati presentanti dall’Ufficio Economico Cgil da rilevazioni Istat. Quel che è peggio è che rimangono ancora al palo settori importanti dell’economia regionale: l’aumento si concentra quasi esclusivamente nel terziario e in particolare nel commercio, settore fragile dal punto di vista delle retribuzioni e della stabilità occupazionale, mentre retrocede l’industria (-6 mila unità) e le già martoriate costruzioni riprendono un po’ di fiato solo grazie agli autonomi.

C’è poi il capitolo della qualità del lavoro. Chi rientra tra gli occupati, ma di fatto non lavora o lavora poco, tra cassaintegrazione, part time e voucher, supera quota 100 mila unità. Identico discorso vale per le ore autorizzate di integrazione salariali che, pur calando nel primo semestre di quest’anno del 26,4% sul 2014, restano sempre ad un livello doppio rispetto al 2008.

“Se leggiamo i dati per quelli che sono – spiega Federico Vesigna, segretario generale Cgil Liguria – si può forse dire che il peggio è passato, ma è talmente grande il terreno perso dall’inizio della crisi che ci vuole ben altro per poter parlare di ripresa”.

C’è anche chi apparentemente non conosce crisi ed è il part-time, arrivato a riguardare un lavoratore su cinque. Tra gli uomini è passato dal 20,8 del 2008 al 24,2 per cento del 2014 sul totale degli addetti non a tempo pieno. Due terzi del totale è poi “involontario. “Si può tranquillamente parlare – illustra Marco De Silva, responsabile dell’Ufficio Economico Cgil Liguria – di part-time di “sopravvivenza”, ossia della trasformazione del contratti da tempo pieno a tempo parziale”. Analogo discorso per i voucher: nel 2014 oltre 30 mila persone sono state retribuite con i buoni lavoro, il doppio dell’anno precedente.

“C’è bisogno – è la ricetta della Cgil – di attrarre imprese ad alta innovazione tecnologica favorendo i processi di innovazione, anche di quelle che ci sono. Bisogna dare una risposta alle nuove generazioni costrette a cercare lavoro fuori dalla Liguria e la Regione può fare molto a partire dall’utilizzo dei Fondi Europei. Per questo chiediamo al Presidente Toti di avviare un confronto con le parti sociali. Ci vuole un Piano Strategico per la crescita con l’obiettivo di innovare il modello di sviluppo e creare posti di lavoro di qualità”.