Storie blucerchiate

“Album dei ricordi blucerchiati”: Roberto Vieri, la fantasia al potere

Regista offensivo senza eguali quanto a classe sopraffina

Genova. Il regalo per gli imminenti dieci anni è rappresentato da un biglietto in tribuna al Valerio Bacigalupo, dove Savona e Sampdoria, con destini diametralmente opposti (un ingiusto ritorno in Serie C per gli striscioni e la meritata promozione in A per i genovesi), si affrontano per la terz’ultima partita del Campionato “cadetto” 1966/67… una sfida dal finale impensabile (2-1 per il Savona), eppure di quei 90 minuti e delle giocate messe in mostra dai 22 in campo (da una parte: Ferrero, Persenda, Ratti, Gittone, Pozzi, Furino, Prati, Fascetti, Fazzi, Spanio, Gilardoni, dall’altra: Battara, Dordoni, Delfino, Tentorio, Morini, Vincenzi, Salvi, Vieri, Cristin, Frustalupi, Francesconi), al ragazzino – che ero – non è rimasta impressa la doppietta dell’ex grifone Gilardoni e nemmeno il goal del “Corvo” Francesconi…

Il flashback parte da un lungo rinvio del portiere di scuola juventina Ferrero, con la palla che – in ricaduta a metà campo sulla linea laterale – viene stoppata da Mario Frustalupi, fra gli applausi scroscianti degli spettatori, che apprezzano l’assunzione da parte del giocatore del rischio dell’errore tecnico, pur di velocizzare la partita, rinunciando al più semplice lasciar scorrere la palla e prendersi la rimessa. Niente di strabiliante, se non che un paio di minuti dopo si ripresenta la stessa azione di gioco, con Roberto Vieri al posto di Frustalupi… e la palla è più alta di un metro, quando sta per uscire dal campo… e che fa Vieri ? La aggancia col collo del piede e la depone sull’erba, mentre tutta la tribuna del Bacigalupo si alza in piedi in una “standing ovation” interminabile…

Genio e sregolatezza, regista offensivo senza eguali quanto a classe sopraffina, pronto a tirare fuori dal cilindro assist ed invenzioni, capaci di mettere un compagno solo davanti alla porta… un Omar Sivori con minor vena realizzativa, non a caso portava i calzettoni arrotolati sulle caviglie come il “Cabezon”… o se preferite un estroverso come Antonio Cassano… con le stesse lacune, imputabili alla mancanza di costanza e alla ridotta applicazione, ma in grado di “accendere la luce” all’improvviso e dare una svolta decisiva al match.

Certo questo prototipo di giocatore ha bisogno di “sentirsi importante” e quale miglior mister di Fuffo Bernardini poteva sperare di trovare un giocatore del genere ?

Dopo una brillante stagione a Prato (11 goal su 24 partite in Serie C), al punto che il quotidiano sportivo bolognese “Stadio” lo definisce come il calciatore più interessante della categoria), la Sampdoria lo mette al centro del progetto di “toccata e fuga” in Serie B del ‘66/67 (5 goal in 32 partite, ma quanti capolavori calcistici, degni del costo del biglietto, con dribbling esaltanti e persino sfottenti per gli avversari).

Il suo trotterellare in campo, con andatura indolente ed i piedi quasi striscianti sull’erba, affascina anche in Serie A nei due campionati successivi (rispettivamente 25 e 27 presenze, con 6 e 5 reti), dove il suo estro gli consente di sciorinare numeri di alta scuola e confermarsi uno dei protagonisti della massima serie, al punto di attrarre su di sé le attenzioni della Juventus, che – come detto prima – vede nel suo gioco di finte e contro finte la possibilità di vestire di bianco-nero il clone di Sivori, non solo per la stravagante indolenza e per il modo di incedere in campo col pallone incollato al piede, ma soprattutto per le giocate da fuoriclasse fatte vedere in maglia blucerchiata. E per portarlo a Torino (con un acquisto boom, insieme allo stopper Francesco Morini), gira alla Samp, oltre ad un congruo numero di milioni di lire, quel Romeo Benetti, che diventerà una colonna di Milan e Nazionale (55 maglie azzurre), prima di tornare a vestire il bianco-nero.

Anche Luis Carniglia, l’allenatore che lo accoglie a Torino, è il tecnico giusto per esaltare le sue doti… alla stampa dice di Vieri :”tiene piedi come mani”… peccato che l’avventura del mister argentino in Piemonte sia di breve durata e che già a novembre arrivi un mister più pragmatico (Ercole Rabitti, lo stesso che guidava il Savona nella partita di cui si parla nelle prime righe), che, avendo già in squadra un Helmut Haller con caratteristiche simili, preferisce schierare un solo trequartista e per dare solidità al centrocampo dà spazio ad un giocatore di sostanza, Antonello Cuccureddu, prelevato dal Brescia.

Che la vita sia fatta di episodi determinanti é cosa nota… fatto sta che la parabola discendente di Roberto Vieri ha inizio una domenica del novembre ’69, allo Stadio San Paolo di Napoli… al 53° José Altafini realizza un penalty, che l’arbitro Lo Bello gli fa tirare una seconda volta, perché il portiere juventino Tancredi s’è mosso troppo presto e al 70°, su quello concesso ai torinesi, Vieri colpisce entrambi i pali, senza che la palla oltrepassi la linea di porta …. sarà un caso, ma nella trasferta successiva, a Cagliari, gioca Cuccureddu, che oltre tutto segna il goal del pareggio (1-1) all’89°…

Il fatto è che sta finendo l’epoca in cui il talento rappresenta la base su cui venire giudicati… la parte atletica inizia a farla da padrone, chi scende in campo deve saper costruire, ma anche interdire… forse Vieri è arrivato troppo tardi… solo i “giganti” come Rivera, riescono ancora a imporsi… a “Bob” restano solo sprazzi estemporanei, con qualche prodezza, che richiama “applausi… oceano di mani”, come cantano i Camaleonti in quegli anni…

Roma, Bologna, Toronto, Sydney… carattere ribelle e vita spensierata, ma “la classe non e’acqua”… ai tifosi blucerchiati resta il grande rimpianto di essersi goduti troppo poco un giocatore come Roberto Vieri… uno di quelli che se entrano in campo nel giorno giusto, ti fanno vincere la partita… il calcio sarà fatto di atletismo, ma anche della poesia di un tunnel e un dribbling in mezzo ad un nugolo di avversari…