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Pd, l’attacco di Paita a Genova (“territorio arretrato”) e ai dirigenti locali (“partito comatoso”) scatena le polemiche

Di Paolo: "Serve un commissario esterno per uscire da questo clima di guerra fra bande"

Genova. Renzi e Guerini ieri a Roma lo hanno fatto capire in tutti modi. E’ il momento di abbassare i toni, far calmare le acque burrascose che bagnano Genova e la Liguria, riprendere fiato e poi con calma decidere il da farsi. Dalla direzione nazionale di ieri sera infatti non è arrivata nessuna indicazione sul futuro delle segreterie liguri. Ma il durissimo intervento di Raffaella Paita che ha definito il partito genovese e ligure “comatoso” e, in buona sostanza, ha chiesto per entrambi un commissariamento, ha scatenato nuove polemiche.

Tra i ‘genovesi’ presenti, oltre al civatiano Andrea Ranieri che, dopo aver spiegato di aver votato per Pastorino, ha definitivamente ufficializzato la sua uscita dal partito, e un intervento abbastanza generico del ministro Orlando, solo la candidata perdente Paita ha deciso (al contrario di Alessandra Moretti, sconfitta in Veneto) di prendere la parola. E lo ha fatto in modo duro, non solo contro quei “dirigenti del partito che hanno rilasciato interviste dicendo se fossero stati liguri non mi avrebbero votato”, ma anche “per quanti dopo hanno detto che loro sapevano che non sarebbe andata bene e avevano provato a tendere la mano”.

L’attacco più duro, mal digerito dai genovesi presenti (in primis i segretari dimissionari Giovanni Lunardon e Alessandro Terrile) e anche da chi ha ascoltato l’intervento in streaming quello verso la città capoluogo, dove Paita ha perso le primarie e che in qualche modo considera la matrigna che ha trascinato tutti gli altri: “Genova è sicuramente il territorio più arretrato dal punto di vista della sinistra e meno propenso ai cambiamento” ha detto, facendo rizzare i capelli a più di un funzionario di partito.

“A Genova il Pd è diventato il terzo partito ed è sempre stato il primo, forse i genovesi il cambiamento lo hanno proprio voluto – replica oggi il segretario del Pd genovese Alessandro Terrile – e il pd è andato malissimo anche a Savona, quindi è un discorso senza senso”. Non solo, fanno notare i dirigenti genovesi: “A Imperia avevano assicurato di aver dalla loro parte 54 sindaci su 65, dove sono finiti?”.

Le partite delle segreterie regionale e provinciale si giocheranno nelle prossime settimane. Domani il segretario reigonale Giovanni Lunardon ha convocato alle 13 la segreteria del partito dove presenterà le dimissioni. Sarà poi l’assemblea regionale, che verrà convocata nelle prossime settimane ad accettarle (probabile) o meno e a decidere come muoversi. In quell’assemblea i ‘cuperliani’ sono in minoranza, ma nelle file dei ‘paitiani’ ci sarebbe qualche accenno di sfaldamento tra l’ala oltranzista che vuole un immediato commissariamento (che però dovrebbe arrivare dal partito nazionale che non ha mosso un dito) e un’ala più moderata che potrebbe accettare un traghettamento da parte di una figura ‘dem’ meno esposta per poi arrivare a un congresso magari in autunno.

A livello di partito genovese il segretario dimissionario Alessandro Terrile ha convocato per lunedì l’assemblea che dovrà decidere il futuro della segreteria provinciale. Anche qui i ‘renziani’ vorrebbero prendersi la segreteria prima possibile, ma la maggioranza non ce l’hanno. anche in questo caso però le dimissioni potrebbero essere accettate, ma non è detto che arrivi un commissario come vorrebbe Paita che ieri ha detto: “Possiamo riprenderci la Regione solo se viene fatta una riflessione seria sullo stato comatoso del partito a livello ligure e della federazione di Genova mi prendo la mia parte di responsabilità ma chiedo uno sforzo perché nessuno se la possa cavare dicendo che domani è un altro giorno”.

Paita nei dieci minuti di intervento, ha anche attaccato il partito ‘colpevole’ di voler tenere il Pd nel campo del centro sinistra: “Il mio rammarico personale è di aver commesso l’errore finale di aver dato troppa importanza al tema della possibile sconfitta a sinistra e quest’asse mi ha spostato a perdere completamente l’elettorato moderato”. Anche questo discorso non è piaciuto ai dirigenti locali del partito che commentano come fra l’altro Area popolare abbia preso l’1,5% (“e se fosse venuta con noi avrebbe preso ancora meno”).

“Ho dato le dimissioni proprio per provare a rasserenare il clima – dice Terrile – ma così sembra ben difficile”. E il vice sindaco di Genova Stefano Bernini non si tira indietro per rispondere alle critiche: “Era la candidata sbagliata per come si è posta e per come ha condotto la campagna. Se non si rende conto di questo non andiamo da nessuna parte”.

A chiedere un commissario esterno, anzi due, è anche la ‘renziana’ Sara Di Paolo, che alle primarie si era candidata contro Paita e oggi è da più d’uno considerata come la candidata ideale per la nuova segreteria provinciale in quanto equidistante da quelle che lei stessa definisce “le bande contrapposte”: “Visto il livello di conflitto che si è creato oggi nessuno di noi è libero e forte, quindi servono due figure che per qualche mese traghettino il partito a livello genovese e regionale. Spero che riusciremo a convincere il partito nazionale, perché in questa guerra quelli che hanno perso sono gli iscritti al Pd e soprattutto gli elettori”