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“Album dei ricordi blucerchiati”: Srecko Katanec, la gazzella slovena

Katanec, in maglia blucerchiata, vince scudetto, supercoppa italiana e Coppa Italia

Genova. Srecko Katanec, lo vedo giocare per la prima volta, in Tv, il 17 maggio dell’89, nella finale di ritorno della Coppa Uefa, fra lo Stoccarda e il Napoli di Maradona, Careca, Alemão e degli ex sampdoriani Alessandro Renica e Luca Fusi… partita pirotecnica, un 3-3, che consente ai partenopei di aggiudicarsi il trofeo, forti del 2-1 sotto il Vesuvio.

Fra i tedeschi, colpiscono la mia attenzione due giocatori, che – guarda caso – vestiranno in futuro il blucerchiato… uno è Jürgen Klismann (ma purtroppo lo farà oltremodo tardi, dopo aver contribuito alle fortune di Inter, Monaco, Tottenham e Bayern Monaco) e l’altro è il n° 4, un filiforme jugoslavo, molto alto, dinoccolato… corre per tutto il campo, senza sosta, fungendo da incontrista, dotato anche di buoni tempi di inserimento… e mi viene da pensare: “lo vedrei bene, in mezzo a Toninho Cerezo e a Victor Muñoz”.

Detto e fatto… anche Vujadin Boskov, evidentemente, la pensa così e fa in modo di portare a Genova questo suo connazionale.

“Eh… già”, direbbe Vasco Rossi… allora erano entrambi jugoslavi… e che nazionale poteva schierare, all’epoca, il Ct di quella Repubblica Federale… oltre allo sloveno di Lubjana, Srecko Katanec, i montenegrini Dejan Savićević (Milan) e Predrag Mijatović (Real Madrid, Fiorentina), il macedone Darko Pančev (Inter), i croati Alen Bokšić (Lazio e Juventus), Robert Jarni (Bari, Torino, Juventus), Davor Šuker (Siviglia, Real Madrid, Arsenal), Robert Prosinečki (Real Madrid, Barcellona), Zvonimir Boban (Bari, Milan), Mario Stanić (Parma), i serbi Dragan “Pixie” Stojković (Verona), Vladimir Jugović (Samp, Lazio, Juve, Inter), Siniša Mihajlović (Roma, Samp, Lazio, Inter), guidati in panchina dal bosniaco “Ivica” Osim.

Una generazione di talenti… forse, sulla carta, una delle migliori nazionali di tutti i tempi, che avrebbe potuto stravincere gli Europei del ’92 (tant’è che li vinse la Danimarca, ripescata al suo posto), se nel frattempo non fosse arrivata la fine del Paese e la sua brutale e sanguinosa divisione… non a caso, nel ’90, la Stella Rossa di Belgrado aveva vinto la Coppa dei Campioni e quella Intercontinentale… peccato che il miglior momento del calcio slavo, sia arrivato mentre il paese si stava sgretolando, altrimenti quel gruppo sarebbe passato alla storia…

Ed in mezzo a cotante rose, che traevano da tecnica e fantasia la loro forza, Srecko Katanec rappresentava la “spina”, incaricata di pungere gli avversari in mezzo al campo… pressing e forza nei contrasti, i suoi fiori all’occhiello, più un buon colpo di testa e tanta esperienza, ma anche sagacia negli inserimenti in zona goal… un “hombre vertical”, ecco chi era l’incontrista che, nell’estate dell’88, veniva a rinforzare la Samp, insieme a due giocatori “di sostanza”, quali Attilio Lombardo e Gianni Invernizzi.

E che sarà subito gloria, lo si capisce sin dal suo esordio con la Samp, che va a vincere (2-0) a Roma con la Lazio, ma si comprenderà ancor meglio, strada facendo, in Campionato (a Bergamo, ad esempio, quando segna la doppietta del 2-2 con l’Atalanta, suo bersaglio preferito, visto che anche a Genova, all’andata, aveva segnato il goal dell’1-0 e che si ripeterà l’anno successivo, timbrando l’1-1 in casa dei nerazzurri) e soprattutto all’estero, in Coppa delle Coppe, che la Samp vince a Göteborg con l’ Anderlecht, dopo aver eliminato i norvegesi del Brann, il Borussia Dortmund, il Grasshopper ed i francesi del Monaco, il cui centravanti era un certo George Weah…

Un vincente, come aveva già fatto vedere in patria (vittoria del Campionato jugoslavo nell’86/87 col Partizan Belgrado) e come dimostrerà ulteriormente con il Doria, fornendo il suo prezioso contributo nell’aggiudicazione dello Scudetto (’91), della Supercoppa Italiana (stesso anno) e Coppa Italia (’94)…

E la sconfitta di Wembley, in Coppa dei Campioni? Checché se ne possa pensare e dire, quello fu l’apice di una squadra “vincente”, cui mancò solo un po’ di fortuna (ahi, Vialli) per “fare tombola”… senza contare quella decisiva, forse ingiusta, punizione fischiata dall’arbitro, quasi alla fine dei supplementari, tanto che lo stesso Ronald Koeman, una ventina d’anni dopo, avrebbe detto: “Noi cercavamo di subire fallo al limite dell’area per poter battere qualche punizione. Non so esattamente se quel fallo c’era o no, non mi ricordo. Ma mi ricordo molto bene il mio tiro”…