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Ortopedia: i liguri preferiscono Albenga foto

Albenga. Ormai la maggioranza dell’ortopedia elettiva per i pazienti liguri è erogata da Gsl (Gruppo sanitario ligure), il team di privati (in società c’è anche la casa di cura Villa Montallegro di Genova) che gestisce l’area ortopedica dell’ospedale di Albenga. È una delle notizie emerse a margine del congresso “Sicurezza dei pazienti e gestione del rischio clinico”, organizzato proprio da Gsl insieme con Fisios, società di Vado Ligure che si occupa di prestazioni sanitarie e formazione.

gsl albenga

“Tendenzialmente facciamo attività scientifica per la nostra attività principale, l’ortopedia elettiva – spiega l’amministratore delegato di Gsl Alessio Albani – ma una volta all’anno affrontiamo anche temi trasversali. Quello di oggi è il cosiddetto risk management: abbiamo cercato di focalizzare l’attenzione su come prevenire il rischio clinico, un tema attuale visto che riguarda la soddisfazione dell’utente”. Una visione multidisciplinare quella data nel corso dell’evento.

Il 2015 per Gsl è cominciato bene: “Il 2014 è stato un anno complesso – dice Albani – possiamo fare molto di più. In tre anni abbiamo dato qualità all’offerta sanitaria, creando occupazione, la nostra mission ora è attrarre pazienti extraregionali per essere non solo un centro di eccellenza, ma anche contribuire a una ricaduta economica sul territorio. Il turismo sanitario è fonte di Pil e immette denaro fresco nelle strutture alberghiere.

Luciano Galletto, dirigente medico di Gsl sottolinea come il congresso sia un momento importante nella formazione e nell’aggiornamento, perché ha affrontato tematiche che abitualmente non fanno parte della cultura del medico: “Il rischio clinico non lo insegnano all’università, non basta fare le cose bene, ma bisogna investire in chirurgia per procedure che consentano di ridurre al minimo la possibilità di sbagliare. Non basta sapere fare le cose, ma tutta l’equipe che lavora al servizio del malato e del paziente deve pianificare il lavoro per non fare errori, sbagliare è un dramma per noi e per il paziente”.