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In discarica?

Montagna di terra del cantiere del Bisagno alla Foce, Tursi: “Decidiamo martedì”. Ma un posto dove stoccarla ancora non c’è

Tursi ha fretta dopo le polemiche e vorrebbe riaprire Scarpino- Pignone (Città metropolitana): "Serve un po' di tempo per valorizzarla"

Genova. Sta diventando un caso la terra delle aiuole di via Brigate Partigiane che, asportata per i lavori di copertura del Bisagno ora si trova ammassata nella parte bassa della via suscitando le proteste dei residenti. “Siamo in piena zona rossa esondabile” dicono gli abitanti, che minacciano di costituire un vero e proprio comitato se il problema non sarà risolto in fretta.

E così il Comune di Genova si trova ad affrontare l’ennesima emergenza perché, se in questa stagione è improbabile che le piogge possano causare qualche problema a quella montagna inerte di 3 mila metri cubi, nessuno è disposto a rischiare. “Domani [martedì ndr] decideremo che cosa fare, stiamo valutando diverse opzioni, ma è ovvio che sono d’accordo con i residenti che quella terra lì non ci deve stare” dice l’assessore ai lavori pubblici Gianni Crivello. Secondo quanto appreso l’idea iniziale è che la terra (si tratta di terra buona) avrebbe dovuto essere portata nella cava del monte Gazzo nell’ambito di un’attività di rinaturalizzazione delle cave: terra insomma che avrebbe dovuto riempire i ‘buchi’ e tornare ad essere erba e piante. Ma poi è sorto un problema ‘tecnico’ e chi doveva portarla via non è più in grado di farlo in tempi accettabili.

Così ora si tenta di correre ai ripari. Una delle ipotesi è che la terra possa finire direttamente in discarica. Non a Scarpino, che è ancora chiusa, confermano da Amiu anche se l’assessore Crivello dice “Sono rifiuti inerti, potrebbero anche stare lì se non troveremo un’alternativa, vediamo”. L’alternativa sarebbe la discarica di Rio Marsiglia a Recco. Ma sarebbe un peccato, pensano in molti perché si tratta di terra agricola che una volta finita in discarica come copertura di una fossa, diventerebbe un rifiuto. Valletta Carbonara sembrava interessata ma alla fine ha chiesto 5 metri cubi, mentre quella terra per legge si deve muovere in blocco.

Il consigliere metropolitano con delega all’ambiente Enrico Pignone è stato coinvolto solo ieri nell’emergenza e spiega: “Sto preparando una lettera a tutti i sindaci metropolitani perché sono convinti che quella terra possa avere una destinazione più utile che una discarica, ma mi serve un po’ di tempo”. Tempo che forse però a questo punto, dopo che anche il municipio Medio Levante sta spingendo per risolvere il problema, forse non c’è. Così la montagna di terra agricola che potrebbe essere data a Comuni e cittadini, rischia concretamente di diventare ‘rumenta’.